- Anno – 2012
- Genere – Drammatico
- Regista – Simon Curtis
- Interpreti principali: Michelle Williams – Marilyn Monroe; Eddie Redmayne – Colin Clarke; Kenneth Branagh – Laurence Olivier; Dougray Scott – Arthur Miller; Dominic Cooper – Milton H. Green; Emma Watson – Lucy; Julia Ormond – Vivien Leigh; Judi Dench – Sybil Thorndike; Derek Jacobi – Owen Morshead; Toby Jones – Arthur Jacobs; Philip Jackson – Roger Smith; Zoë Wanamaker – Paula Strasberg
Alzi la mano chi avrebbe mai immaginato che la scostante Jen Lindley di Dawson’s Creek sarebbe poi diventata un’attrice così brava da vincere un Golden Globe e ricevere in meno di cinque anni ben tre nomination all’Oscar come migliore attrice protagonista, interpretando addirittura l’Attrice con la “A” maiuscola con così tanta disinvoltura! Eppure, pur notando una somiglianza non così eccezionale con la diva Marilyn Monroe, Michelle Williams ha tirato fuori una prova interpretativa di primo livello incantando la critica di un film che segna l’esordio del regista televisivo a noi poco noto Simon Curtis, che non racconta come molti possono pensare la vita dell’icona del cinema americano dei tempi che furono, ma solo un particolare episodio circoscritto in poco più di una settimana, quando la diva si trovava in Inghilterra a girare il film Il principe e la ballerina e passare qualche giorno in luna di miele con il marito Arthur Miller, noto commediografo dell’epoca. Chiamata ad affiancare il bizzoso attore inglese Laurence Olivier (interpretato alla perfezione da un superlativo Kenneth Branagh) alla continua ricerca di un progetto che ne umanizzasse un pò l’immagine altera, a causa del frettoloso ritorno in patria del marito, Marilyn verrà a trovarsi da sola in un ambiente che la metterà ben presto sotto pressione: ad aiutare la diva sarà la breve ma profonda frequentazione con Colin Clarke, un giovane tecnico di secondo piano che sarà per Marilyn un amico o forse anche qualcosa di più, che le permetterà di sfuggire dalla monotona vita di attrice, per un periodo breve ma intenso, raccolto in un diario pubblicato postumo negli anni ’90 e dal quale è stato estratto un soggetto molto originale e scorrevole. Colin Clarke è un ragazzo di buona famiglia il cui sogno è quello di poter lavorare nel mondo del cinema nonostante l’ostilità della famiglia: le altolocate conoscenze dei genitori, unite ad una grande forza di volontà riescono a procurare all’ostinato ragazzo un posto quale terzo aiuto alla regia, accattivandosi in breve tempo le simpatie dell’intero cast. Ma il compito più gravoso di Colin sarà quello di preparare il terreno all’arrivo della diva delle dive, che accompagnata dal sinistroso marito crea subito lo scompiglio nella compassata atmosfera british con le sue battute e la sua limpida giovialità. Ma nonostante l’aiuto di una fedele insegnante di recitazione, Marilyn troverà parecchie difficoltà nell’integrarsi in un ambiente così diverso dal suo, arrivando a sconfinare in un principio di depressione quando a tutto questo si uniscono pesanti incomprensioni col marito Arthur Miller che la lascerà presto sola in un ambiente a lei molto ostile. Da parte sua Colin sembra aver trovato il paese dei balocchi, diviso tra un lavoro che ama e la frequentazione con la graziosa costumista Lucy, inoltre il suo modo cortese di porsi verso gli altri viene presto notato proprio da Marilyn, nascerà quindi una tenera amicizia condita da velati tentativi di seduzione, un sorprendete rapporto di reciproca complicità che aiuterà la diva a ritrovare quella serenità necessaria per concludere a modo suo le difficili operazioni di ripresa: l’ambiente non potrà fare a meno di notare questa sorprendente vicinanza, scatenando le consuete ilarità ma sopratutto parecchie invidie, il loro rapporto andrà lentamente scemando anche se Colin durante tutto questo periodo rimarrà quel punto di riferimento importante che ogni persona cerca nei momenti di difficoltà. Come ho già avuto modo di scrivere nelle note introduttive, gran parte della riuscita di questo film è dovuta sopratutto alla sorprendente interpretazione di Michelle Williams, brava nel ricreare con naturalezza quel campionario di espressioni, di sguardi e di sorrisi propri della Marilyn originale, aiutata anche da una fotografia intensa che ha ricreato attorno ai protagonisti una gamma di colori tali da proiettare lo spettatore nelle più note immagini che la memoria collettiva conserva della diva più rimpianta della storia del cinema.
Voto di Filmovie 7/10
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