Ti presento un amico

Ti presento un amico 01 212x300 Ti presento un amicoPur lodando il tentativo dei fratelli Vanzina di allontanarsi ogni tanto da quel genere trash che ne ha caratterizzato le produzioni degli ultimi decenni, ho trovato abbastanza inutile questo loro azzardo di avvicinarsi alla commedia romantica di stampo anglosassone, perchè ritengo non basti realizzare una produzione dal respiro internazionale con tanto di star del cinema inglese (Kelly Reilly) per poter ambire a certi palcoscenici, non basta ambientare la pellicola negli alti piani della finanzia internazionale, non è sufficiente girare negli ambienti più lussuosi di Londra e Milano quando poi si cerca di strappare forzate risate ignoranti inserendo elementi pecorecci e battute d’avanspettacolo rionale. Eppure il cast sembrava potesse avere parecchie potenzialità perchè a parte il divo Raoul Bova che quando vuole sa essere anche bravo (ma non è questo il caso), mi è sembrato strano vedere un’attrice fortemente impegnata quale Barbora Bobulova dividersi la scena delle comprimarie con una Martina Stella qualunque, che per essere sinceri, per quanto possa continuare ad essere una pessima attrice è sempre bella da vedere ed alla fine risulta addirittura la più simpatica tra le protagoniste femminili. È una commedia sui tempi di crisi, Marco si ritiene fortunato perchè ha un buon posto in una società di cosmetici, vive in una splendida dimora panoramica di Londra con una bella fidanzata, che però decide all’improvviso di tornare a casa per sposare il facoltoso ex dopo aver sentito che nella società del nostro i tagli del personale ne potrebbero limitare la carriera: Marco in effetti viene invitato a Milano per un colloquio con l’amministratore delegato dell’azienda, che anzichè licenziarlo come previsto lo promuove ad un ruolo importante affidandogli però l’annoso compito di ridurre drasticamente il personale. Arrivato in città e costretto ad iniziare subito il suo operato, Marco si ritroverà suo malgrado invischiato subito in numerose controversie sentimentali con quattro ragazze diversissime tra di loro: c’è Giulia, la rampante collega alla quale ha rubato il posto che da anni si accontenta di fare l’amante pur di fare carriera, c’è la gallerista inglese Sarah che lo usa per fare ingelosire l’amante chef con il quale ha una burrascosa relazione, c’è Gabriella, aspirante giornalista che prova in tutti i modi di sedurlo nonostante la presenza ingombrante del focoso fidanzato meridionale, ed infine c’è Francesca, timida ed impacciata ragazzina che vuole solo tenersi stretto il posto di lavoro e che alla fine sarà l’unica a far vacillare davvero il protagonista. Ognuna di queste ragazze prova con Marco a mettere una pietra sulle loro precedenti situazioni salvo poi trovare gli spunti per continuare a portarle avanti, mentre lo stesso Marco, dopo alcuni giorni fitti di avvenimenti agrodolci, non ritenendo opportuno dover licenziare personale comunque valido, rassegna le sue dimissioni e torna a Londra in attesa di un’occasione per ricominciare, all’insegna del buonismo italico di portata internazionale. Film realmente di poco conto, nonostante il forte investimento pubblicitario ed un trailer che tende ad ingannare, al botteghino è stato un flop abbastanza scontato, credo che la sua collocazione più plausibile sia la deriva televisiva di bassa fascia, una seconda serata o un pomeriggio pre-festivo, un prodotto di alte pretese e basso profilo, un altro infimo passo falso di chi si vanta da anni di portare avanti la croce della vera commedia all’italiana ed ai quali, nostro malgrado, stiamo regalando parecchio spazio, forse troppo.

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