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King Arthur: Il potere della spada

King Arthur - Il potere della spadaDiciamo la verità: dopo aver visto il trailer di King Arthur: Il potere della spada la mia mente è andata via per la tangenziale, e mi sono stra-convinto che questo film altro non fosse che la versione truzza delle leggende di Camelot messe in piedi da un regista che ammiro ma che pensavo fosse stato costretto con una lupara puntata contro a cambiare toni e registri.

Ovviamente, mi sbagliavo: “non si giudica un libro dalla copertina o una persona dall’aspetto. Bisogna giudicare le azioni”. Non ricordo chi fu il primo ad enunciare questa massima, io da buon cinefilo la ricordo in Megamind (pensate un po’ come sto messo), sta di fatto che mai come in questo caso, questo aforisma azzecca in pieno la mie sensazioni post-visione. Guy Ritchie cambia, è vero, ma in meglio: la sua tecnica era diventata quasi mainstream, i tagli veloci, le inquadrature adrenaliniche, i ritmi ipnotici, l’humor che pervade ogni dialogo, anche il più assurdo. Il genio dell’Hertfordshire mantiene invariate queste sue caratteristiche, ma le implementa, le oscura, ci regala un fantasy che non avrebbe nulla da invidiare a “quelli belli” di Peter Jackson, lo circonda di misticismo fino a farlo avvicinare ai confini dell’horror, si lancia alla conquista di un terreno forse nuovo per lui, ma sul quale si orienta con competenza e devozione, aiutato da un sottofondo musicale (firmato da Daniel Pemberton) che diventa co-protagonista della pellicola, con quei tamburi ipnotici che accompagnano le scene cruciali e guidano quasi diabolicamente le emozioni dello spettatore in sala.

Devo dire ottima anche la scelta del cast, perchè Charlie Hunnam migliora pellicola dopo pellicola ed il suo Artù sembra quasi un supereroe dei tempi che furono, non si limita ad un’interpretazione muscolare, ma ci regala conflitti interni ben ponderati. La presenza di Àstrid Bergès-Frisbey è il tocco dark del film ed giusto ammettere come l’attrice spagnola ci abbia sorpreso positivamente in più di un’occasione: Aidan GillenDjimon Hounsou ed il redivivo Eric Bana sono mestieranti della recitazione nell’accezione “buona” del termine, ed anche lo sfregiato David Beckham, alla fine rende più di quello che avrebbe dovuto fare una semplice comparsa folkloristica. Se proprio dobbiamo spendere qualche parola in più per uno dei protagonisti mi sembra doveroso farlo per il nostro amico Jude Law, che nei panni di Vortigern mette in piedi un villain d’altri tempi, che fa della viltà una forza e dell’istrionismo una spalla per sorreggersi, senza dubbio il migliore di un cast comunque senza sbavature di sorta.

King Arthur: Il potere della spada è una sorta di fumettone oscuro che vi consigliamo di vedere senza pregiudizi, è una co-produzione Warner Bros. PicturesVillage Roadshow ed altre case minori distribuita in Italia dalla stessa Warner Bros, è diretto da un Guy Ritchie più in forma che mai, che lo ha anche scritto in compagnia di Joby HaroldLionel Wigram ispirandosi alle romanze del 1400 firmate da Thomas Mallory. Nello staff produttivo figurano nomi del calibro di Akiva Goldsman, David Dobkin e dello stesso Ritchie, mentre la fotografia (molto bella) è quella di John Mathieson (Il Gladiatore).

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