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La coppia dei campioni

La coppia dei campioni La comicità di Massimo Boldi è “quella di una volta” e non perchè si ispira ai canoni classici del genere ma semplicemente perchè vecchia di vent’anni almeno: da quando è scoppiata la sua ventennale partnership con Christian De Sica piuttosto che sondare strade diverse il suo percorso è stato segnato da una continua ricerca della nuova spalla per rilanciare quel progetto di commedia anni ’90 che tanto ha giovato (soprattutto alle tasche) del popolare attore milanese, ma sono stati tutti tentativi miseramente falliti, così come lo è anche questo, perché non sarà un clone di certo a rilanciare la coppia classica del cinepanettone nazionalpopolare. Non ce ne voglia Max Tortora, lui ci prova a differenziarsi, ma la sua presenza scenica richiama troppo la figura del suo illustre concittadino, ed anche se l’intenzione di Giulio Base era quella di offrire una commedia on the road nuova e frizzante il risultato ottenuto è stato diametralmente opposto, ci sarà anche il calcio di mezzo ed un viaggio improvvisato, ma La coppia dei Campioni è il solito contenitore di battute ed espressioni obsolete che giocano ancora sulle differenze sociali e geografiche dei due protagonisti. Al servizio, ma con incarichi ben diversi, della stessa multinazionale, il ricco dirigente milanese Fumagalli ed il più popolare magazziniere romano Zotta, dopo aver vinto una lotteria aziendale con i palio i biglietti per la finale di Champions League, si ritroveranno a dover condividere un viaggio ricco di intoppi e disavventure, mettendo ben presto da parte l’astio che provano l’uno verso l’altro quando si perderanno improvvisamente nel cuore della vecchia Europa. Il regista Giulio Base ha saputo realizzare in passato pellicole degne di nota, magari non per l’eccellente qualità, ma è stato capace di girare film che hanno comunque smosso l’interesse del pubblico: La coppia dei Campioni però è un fallito tentativo di riportare in auge un certo discorso cinematografico ormai perso nel tempo e che trova qualche refluo dei film dei Vanzina o di Neri Parenti, senza avere però la conoscenza specifica del campo. Ci ritroviamo quindi al cospetto di una pellicola che si muove semplicemente in base all’estro (abbastanza variabile) dei due protagonisti, alternando (rari) momenti divertenti ad altri più confusionari ed insensati, che nonostante un ritmo sostenuto riesce ad annoiare in più di un’occasione, un prodotto che avrebbe avuto un senso diverso se fosse stato proposto magari come film per la TV, ma che in sala non ha avuto ragione di esserci, ed infatti è passato quasi inosservato al grande pubblico risultando alla fine uno dei maggiori flop della stagione.

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