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Pelè

PelèSembra strano che dietro il biopic dedicato al più grande calciatore di tutti i tempi ci stia una produzione americana, eppure per vedere un vero film su Pelè abbiamo dovuto aspettare la Imagine Entertainment di Brian Grazer e Ron Howard direttamente da Beverly Hills, anche se a supportarli economicamente c’è lo stesso Edson Arantes do Nascimento (che attendeva di auto-celebrarsi già dal 2012).

In realtà di opere dedicate a O Rei ne abbiamo contate almeno una decina nel corso degli anni, l’ultima è stata un documentario del 2004 che hanno trasmesso a profusione in TV qualche mese prima dei mondiali del 2014, data in cui sarebbe dovuto uscire anche il film del fratelli Jeff & Michael Zimbalist, solo che alcuni problemi in fase di post-produzione hanno rimandato di almeno due anni l’uscita di un film la cui attesa è scemata col passare dei mesi. Pelè

La storia di questo diamante grezzo, passato dalla povertà assoluta nelle favelas di San Paolo alla vittoria di ben tre mondiali è stata raccontata così come lo avrebbero fatto gli americani, romanzando cioè la vita di un ragazzo il cui inizio non è stato di certo rose e fiori, dall’infanzia difficile all’altrettanto complicato rapporto col padre, stereotipando all’eccesso la figura del calcio in Brasile, trasformando un mondo dove è fin troppo complicato emergere in un carosello fatto di musica, giochetti, colori e capoeira. Passione, montaggio, un ottima ricostruzione scenica ed attori particolarmente ispirati (Vincent D’Onofrio, Rodrigo Santoro, Diego Boneta e gli esordienti Leonardo Lima Carvalho e Kevin de Paula che hanno lasciato a bocca aperta più di un addetto ai lavori) hanno però aiutato il film degli Zimbalist a non cadere nella trappola dell’eccessiva celebrazione, supportandoli a creare una pellicola comunque gradevole, raccontata più come una fiaba che non come una storia vera, ma con parecchi momenti entusiasmanti tanto-quanto le rovesciate di Pelè: il rischio di avere un clone vintage di Goal! (famosissima serie di 3 film tutto spettacolo e niente sostanza che ha rappresentato lo storico sbarco di Hollywood nel mondo del calcio) fortunatamente è stato sventato.

 

Pelè

Lo stesso Pelè, che nel cinema ci ha fatto già un figurone ai tempi di Fuga per la Vittoria nei panni del caporale Luis Fernandez (e che nel suo biopic si presenta pure in un piccolo cameo), sembra averci provato gusto nel ruolo di produttore e pare abbia preso informazioni per il remake del film di John Huston del quale si parla da una decina di anni almeno e che ancora non vede la luce, chissà se la sua figura potrebbe aiutare la Plan B Entertainment di Brad Pitt che ne detiene i diritti a darsi una mossa ed iniziare a realizzare qualcosa prima dei prossimi mondiali, perché il calcio al cinema non è forse quello che amano raccontare gli americani, ma rimane pur sempre uno spettacolo che parla di un altro spettacolo più grande, ed anche se colmo di difetti, ad una celebrazione che da sola si espone al quadrato, ci sembra difficile rinunciare.

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