Escape plan – Fuga dall’inferno

Escape plan 01 210x300 Escape plan   Fuga dallinfernoDa quando la Summit Entertainment acquisì nel 2008 l’interessante sceneggiatura scritta dal promettente Miles Chapman, nei confronti di questo Escape plan – Fuga dall’inferno (che inizialmente doveva chiamarsi The Tomb) c’è stato subito un’interesse quasi maniacale, anche se il progetto definitivo non riusciva ad essere imbastito come si deve. La sceneggiatura rivisitata nel frattempo dal più esperto Jason Keller è passata nel corso degli anni da un regista all’altro, ognuno dei quali con un suo papabile staff di attori più o meno giovani da coinvolgere attivamente, fino a quando non si è fermata nel 2012 fra le mani del regista Mikael Håfström, esperto in film horror intenzionato più che mai a far prevalere il suo tocco cupo anche nel più classico dei film d’azione. Nel frattempo anche la produzione si era mossa per vie traverse offrendo il ruolo da protagonista direttamente ad Arnold Schwarzenegger alla ricerca di un ruolo convincente per il suo ritorno alle scene dopo la figura barbina fatta nel campo della politica, lui però rifiutò gentilmente non del tutto convinto del progetto proposto: l’idea del vecchio leone del cinema d’azione aveva nel frattempo fomentato i numerosi fans del genere, ecco perchè la scelta definitiva è poi ricaduta su Sylvester Stallone (il cui appeal con il pubblico non è mai tramontato), capace di convincere anche l’amico/rivale di una vita ad accettare il ruolo di co-protagonista. Il regista pur avendo in mente dei protagonisti più giovani ha accettato di buon grado il responso del casting, stuzzicato dall’idea di girare un’opera così particolare con dei mostri sacri del genere, ed ha unito la claustrofobica prigione costruita per attirare un certo tipo di pubblico ad un’azione più incisiva buona per convincere i fans più scalmanati dello storico duo. La vicenda ruota attorno a Ray Breslin (Sylvester Stallone), titolare della Breslin-Clark, una società che progetta e testa l’affidabilità dei carceri di massima sicurezza, la sua caratteristica principale è quella di farsi rinchiudere sotto mentite spoglie nel penitenziario da testare e provare tutte le vie di fuga da lui stesso predisposte. Rientra quindi nelle sue mansioni la prossima struttura da provare, un carcere segreto chiamato La Tomba dove si pensa troveranno posto i più pericolosi terroristi internazionali: dopo aver concordato l’operazione con il socio Lester Clark (Vincent D’Onofrio) si finge un terrorista spagnolo per farsi catturare in quel di New Orleans. Drogato e privato del chip di riconoscimento, Breslin si ritrova sperduto in una prigione altamente tecnologica, formata solo da vetri, metallo e delle luci alogene molto potenti per disorientare gli occupanti, nascosta dentro una petroliera in navigazione nell’oceano. Nel suo soggiorno forzato Bresiln avrà modo di conoscere il perfido direttore Hobbes (Jim Caviezel) ed un detenuto molto particolare come Emil Rottmayer (Arnold Schwarzenegger) con il quale inizierà una stretta collaborazione per fuggire e per capire chi ha incastrato il protagonista. L’ottima costruzione iniziale della vicenda condita da una caratterizzazione mai superflua dei personaggi lascia adesso spazio alla parte di azione pura del film, il vero Sylvester Stallone entra in scena con tutta la fisicità che ne ha contraddistinto la carriera lasciando ad uno Schwarzenegger nuovo di zecca il lato ironico della vicenda, un ruolo che potrebbe aprire nuove prospettive all’ex governatore, anche se occorre dire che nel paragone con l’illustre collega esce con le ossa rotte o quasi. Nella seconda parte la pellicola segue dei canoni anche abbastanza prevedibili, l’inesorabile complotto ai danni di Bresiln così come la vera identità di Rottmayer vengono fuori quasi all’improvviso come colpo di scena finale, ma lo spettatore più attento, anche quello rapito dall’adrenalinico sviluppo della vicenda, intuisce l’uno e l’altro in tempi brevi. Escape plan – Fuga dall’inferno è comunque una pellicola superiore all’action-movie che tutti immaginiamo, la regia ha un tocco nettamente diverso e lo mostra con una costruzione maniacale della prigione, l’esperienza ed il mestiere dei due protagonisti principali completa il quadro, il film ti lascia la consapevolezza che con un cast di grandi nomi fra i più gettonati il risultato sarebbe stato notevolmente inferiore, e credetemi chi vi scrive non ha di certo Stallone e Schwarzenegger in cima alla lista degli attori preferiti.

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