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Star Trek Beyond

Star Trek compie cinquant’anni, e per festeggiare al meglio, la Paramount Pictures ha ben pensato di festeggiare la prestigiosa ricorrenza col terzo capitolo della saga rilanciata con successo dal guru J.J. Abrams: il problema è che siccome J.J. ci ha provato gusto a rilanciare saghe, adesso preferisce dedicarsi corpo ed anima al concorrente principale (Star Wars) ed in questo Beyond si limita a fare il produttore lasciando la regia ad un altro che di saghe se ne intende, quel Justin Lin capace di portare al successo anche i capitoli più deludenti di Fast & Furious. Il risultato? Star Trek Beyond è pur sempre un buon film di fantascienza e non solo per appassionati, ma la filosofia quasi buonista voluta dal creatore Gene Roddenberry che ha fatto da fondamento nelle varie serie TV quanto nei precedenti film e che forzatamente J.J. Abrams ha cercato di infondere nei primi due capitoli, in questo terzo episodio lasciano prepotentemente spazio all’azione, alle lotte, al catastrofismo: anche i rapporti umani ed il tema della “diversità” si fanno da parte a favore di un’avventura dal vago sapore anni ’80, perché è al quel tipo di fantascienza che ti porta la mente dopo averlo visto.

Durante il solito viaggio spaziale della durata di cinque anni, l’Enterprise del capitano Kirk durante una breve tappa nella stazione spaziale di Yorktown subisce un attacco da parte un nugolo di astronavi guidate dal tiranno Krall, che distrugge l’Enterprise per rubare un manufatto alieno prelevato da Kirk in una precedente missione. Dopo essersi ritrovati in un pianeta sperduto, Spock ed i pochi compagni superstiti organizzeranno una sorta di resistenza con l’aiuto di Jaylah, una componente della Federazione che si ritrova lì da oltre un secolo, quando cioè l’astronave USS Franklin perse la rotta dopo aver superato per la prima volta la curvatura 4. Assume un rilievo particolare il ruolo dell’ingegnere capo Scott, forse perché alla sceneggiatura c’è lo stesso Simon Pegg, accorso in aiuto della produzione per completare il lavoro iniziato (e portato per le lunghe) da Roberto Orci: ci sorprende però che proprio quando alla scrittura di una grande produzione hollywoodiana si è finalmente palesato il talento del cineasta britannico, quello che viene a mancare è proprio quell’ironia che fa ormai da marchio di fabbrica a tutto il suo operato (dalle interpretazioni alle numerose sceneggiature scritte per Edgar Wright e soci), Star Trek Beyond è il meno “divertente” in senso lato di tutta la nuova saga, mancano gli scontri verbali fra Kirk e Spock, la stessa esuberanza di Scott, il fine sarcasmo del dott. McCoy. In questo esplosivo susseguirsi di spari ed esplosioni tutto passa in secondo piano, dall’ultima prova del compianto Anton Yelchin (messo da parte in questo film così come lo è stato nei precedenti), così come il tanto sbandierato coming-out di Hikaru Sulu, per il quale si sono sprecati ettolitri d’inchiostro e che invece diventa una questione meno che secondaria.

Pur divertendo ed appassionando come giusto che sia, il terzo capitolo del reboot di Star Trek rispetto ai precedenti delude un po’, si presenta ai nostri occhi di appassionati in maniera diversa, approccia sottotrame e tenta qualche divagazione, lancia messaggi in codice su come la natura umana ci renda dei veri e propri “alieni” quando subentrano fattori come rabbia e vendetta, ma sono solo piccoli accenni, dal momento che Justin Lin prosegue dritto per la sua strada: ha il suo modo di girare film e pur provandoci non riesce a cambiarlo nemmeno di fronte ad una saga importante come quella di Star Trek, lavora per compartimenti stagni e ci sono determinati momenti nei quali la sua mano è talmente “riconoscibile” che da qualche navicella potrebbe uscire improvvisamente Toretto e non sarebbe affatto una sorpresa.

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