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    LEGO Ninjago – Il film

    La Warner Bros prova a battere il ferro ancora caldo dei recenti successi di The LEGO Movie e LEGO Batman – Il film e basandosi su di una serie animata di successo, porta al cinema anche LEGO Ninjago – Il film.

    Lego Ninjago (locandina film)Ma attenzione, perché non sempre tutte le ciambelle riescono col buco: LEGO Ninjago – Il film è una pellicola con tanti aspetti positivi, divertente come poche (con tratti che rasentano la comicità pura), avvalorato da un impatto visivo potente, una costruzione minuziosa dei caratteri dei personaggi e la solita irriverenza dei film targati Lego System A/S. Purtroppo però la storia si perde clamorosamente per strada nel corso della visione, sfugge di mano e non bastano di certo alcuni refusi di comicità a riportarlo sulla retta via.

    LEGO Ninjago – Il film è la storia di un gruppo di giovanissimi ninja colorati esperti di spinjitsu, messi insieme dal folle sensei Wu per cercare di limitare la furia del malvagio fratello Lord Garmadon, cattivissimo signore della guerra tornato sull’isola di Ninjago per ristabilire il suo potere.

    Lego Ninjago Film

    In questa giovane equipe di LEGO Master Builder, fra i fratelli Smith, Jay Walker, Zane Julian e Cole Bucket, c’è anche il ninja verde Lloyd (detto La-Lloyd), figlio proprio del malvagio Garmadon, il cui scontro “generazionale” riserverà più di una sorpresa.

    Le intenzioni dello sceneggiatore Paul Fisher erano chiaramente quelle di spaziare in tematiche che andassero oltre il ludico ed il divertente, come quell’insano rapporto padre/figlio che mette la famiglia al centro di tutto anche quando uno dei due è la persona più malvagia che esista: per farlo però Fisher ha concentrato troppa “serietà” in una seconda parte di film a tratti deludente, che la regia a quattro mani con Charlie Bean non riesce a sistemare e mortifica un film che parte a razzo, a tratti straripante, in pieno stile LEGO.

    Lego Ninjago Film

    Di certo, ho avuto modo di constatarlo personalmente, quello che nasce come film per bambini proprio a questi ultimi non presta attenzione perché, e mi scuso già da adesso per il gioco di parole, alla fine non permette di attirare lo loro attenzione: risultato finale?

    Sala in delirio, con un centinaio di mocciosi circa che salivano e scendevano le scale mentre i loro genitori cazzeggiavano con lo smartphone, ed un’amarezza infinita nell’uscire per la prima volta deluso alla fine di un film targato LEGO.

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    Queens of the Stone Age – Villains

    L’aver letto dalle riviste specializzate qualche mese fa che Villains, l’attesissimo ritorno sulle scene dei Queens of the Stone Age, avrebbe avuto Mark Ronson come produttore ha fatto storcere il naso a più di un appassionato: potrà mai il produttore storico di Amy Winehouse e Lady GaGa portare qualcosa di nuovo in casa del gruppo simbolo dello stoner rock?

    Queens of the Stone Age - Villains
    Queens of the Stone Age – Villains

    L’ascolto ci dice che l’unica novità portata da Ronson in casa QOTSA è stata la contaminazione, per il resto Villains suona come un qualsiasi album della band di Josh Homme e cioè diverso da tutti gli altri venuti prima. La contaminazione voluta da Ronson ci porta sprazzi di chitarroni funky, di synth spudoratamente anni ’80, di puro indie rock contemporaneo e di blues rock americaneggiante. Ma attenzione: se pretendente di notare tutto questo ad un primo ascolto è meglio che lasciate perdere, siete proprio fuori strada. Villains è un disco che “monta” col tempo, quel suo intercedere quasi ipnotico, quel suo ritmo costante, i virtuosismi di una band che sa suonare come poche e che mai come in questo disco è riuscita a mettere insieme pezzi da danceroom come The way you used to do, Head like a haunted house o l’apripista Feet don’’t fail me, per poi concludersi con un “pezzone” d’altri tempi come Villains of circumstance.

    Queens of the Stone Age
    Josh Homme leader indiscusso dei the Queens of the Stone Age

    Se contaminare vuol dire evolversi ben vengano produttori come Mark Ronson anche se hanno un retaggio musicale ben lontano dal rock, soprattutto se i risultati sono dischi come Villains, che non sarà forse Song for the Deaf, ma un album di spessore assoluto da mettere sul podio assolutamente dei migliori album dei QOTSA.

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    E.T. l’extra-terrestre

    La storia di E.T. l’extra-terrestre la conosciamo tutti, questo piccolo alieno che si perde sulla Terra mentre cercava piante e che si rifugia nel giardino della casa del piccolo Elliott (Henry Thomas) con il quale stabilisce una relazione psichica oltre che uno splendido rapporto d’amicizia, che sembra doversi concludere tragicamente quando E.T. viene scoperto dai federali.

    E.T. locandinaE’ sempre un’emozione mostrare alle mie figlie quei film che hanno fatto da caposaldo alla mia fanciullezza, perché l’emozione che certe pellicole riescono a trasmettere, prevaricano tempi e generazioni, forse è un termine un po’ troppo abusato, ma posso dire tranquillamente che hanno fatto la storia.

    Ciò che però ho voluto mostrare alle mie bimbe non era la storia magica in se, ma come certi film risultino ancora così attuali nonostante abbiano sul groppone più di trentacinque anni di onorata carriera: certo, è giusto ricordare come l’edizione del 2002 abbia trasformato letteralmente buona parte delle scene, se potete, andate a recuperare quella in Blu-Ray dell’ottobre 2012, fortunatamente hanno capito l’errore che hanno fatto e ci hanno “restituito” la versione originale.

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    Ciò che ho voluto invece provare io è stata quella sorta di vicinanza fra il mio modo di essere stato bimbo e quello che loro stanno vivendo adesso, un’utopia forse, ma che svanisce di fronte a film-evento come E.T. l’extra-terrestre: la loro generazione è quella dei telefoni, dei tablet e degli mp3, per noi il Grillo Parlante che veniva smontato per mettersi in contatto con il suo pianeta era il massimo della tecnologia desiderata, eppure i sentimenti che ci uniscono al cospetto di questo film sono sempre gli stessi, il valore dell’amicizia, del sacrificio, il sapore della conoscenza, la speranza per il futuro, hanno lo stesso peso sia se li hai “vissuti” nel 1981 che nel 2017.

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    Elliot (Henry Thomas) in E.T. l’extra-terrestre.

    E poi c’è una constatazione oggettiva: E.T. l’extra-terrestre è un gran bel film, Steven Spielberg è un maestro e scene come quella del volo in bicicletta resteranno nell’immaginario popolare in eterno, quelle ambientazioni (che i neofiti potranno ritrovare nella serie cult Stranger Things), quel micro-mondo così particolare messo al centro dell’universo, il prodigio tecnico degli effetti speciali guidato dal nostro Carlo Rambaldi che nel 1982 hanno cambiato il modo di fare fantascienza, hanno contribuito a fare di E.T. l’extra-terrestre uno dei film più importanti di sempre.

    La domanda che i lettori ci fanno ogni volta che si parla di un cult di altri tempi: ci sarà un seguito o una riedizione? In realtà un copione che vedeva Elliott ed i suoi amici rapiti da alieni cattivi e poi salvati dal piccolo E.T. ai tempi il buon Steven Spielberg lo aveva scritto, il successo commerciale di questa pellicola è stato tale che non ne potevi fare a meno, ma poi il maestro newyorchese ha preferito desistere e dedicarsi ad altro, una pellicola del genere deve restare unica.

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    Qualcuno ci aveva provato ad immaginarne una riedizione, ma questo film è talmente addentrato nella sfera personale del regista (E.T. rappresenta il piccolo alieno immaginario che gli ha fatto compagnia dopo la separazione dei suoi genitori) da fargli rifiutare ogni offerta ricevuta sui diritti, qualcuna anche miliardaria.

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    La fratellanza

    La fratellanza di Ric Roman Waugh ci riporta ad un certo tipo di cinema che sembrava sepolto nel tempo, possiamo tranquillamente definirlo come l’involuzione dei prison-movie, anche se a fine visione, non possiamo certo parlarne male.

    La fratellanza locandinaJacob Harlon (Nikolaj Coster-Waldau), è un uomo di successo tanto nel lavoro quanto in famiglia, la cui vita cambia radicalmente dopo aver causato la morte del suo migliore amico in un incidente stradale, tradito da qualche bicchiere di troppo: rinchiuso in carcere con l’accusa di omicidio colposo, Jacob dovrà presto venire a patti con le regole non scritte che governano un carcere, aderire alla fratellanza ariana, ai suoi violenti codici etici e ai riti di passaggio, è stata una sorta di scelta di sopravvivenza che però gli sfugge di mano quando si trasformerà gradualmente in Money, uno spietato gangster carcerario, lontano anni luce dalle persone che lo hanno circondato tanto quanto dalla persona che era prima.

     

    Ed una volta uscito dal carcere, Money andrà incontro ad una nuova vita, che lo vedrà protagonista non tanto consapevole di un oscuro contrabbando di armi.

    La fratellanza
    Nikolaj Coster-Waldau nel film “La fratellanza“.

    La fratellanza è un prison-movie che ricorda in ritmi ed atmosfere di certi film degli anni ’70 che hanno dato il via a questo sottogenere, anche se rispetto all’incedere classico di questo tipo di pellicola, il regista Ric Roman Waugh ha giocato con i flashback ed ha evitato di centralizzare i momenti violenti, che ci sono certo, ma non sono la parte fondante dell’opera.

    Il lavoro migliore rimane quello fatto sul protagonista e sulla sua trasformazione, un antieroe che distrugge tutto il buono faticosamente costruito negli anni, Nikolaj Coster-Waldau lo rende adeguatamente credibile soprattutto dal punto di vista fisico, e si muove bene anche grazie al supporto del resto del cast dove le prove dei vari Jon Bernthal, Emory Cohen e Benjamin Bratt spiccano rispetto alle altre.

    La fratellanza

    La fratellanza è un buon film al quale forse andava “tagliato” qualcosa, la durata è effettivamente eccessiva specie in determinati momenti dove il brodo è stato allungato senza motivo, disperdendo quanto di buono era stato fatto precedentemente: tutte le riflessioni sociopolitiche sul ritorno della fratellanza ariana nel sotto mondo delle carceri americane lo lascerei a chi conosce e studia realmente la situazione, anche se in maniera velata, denunciare il ritorno di una certa criminalità politicizzata con un’opera di fantasia, male non fa.

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    Black Panther – Trailer Ufficiale Italiano

    Black Panther è un film del 2018 diretto e co-scritto da Ryan Coogler, con protagonisti Chadwick Boseman, Michael B. Jordan, Lupita Nyong’o, Danai Gurira, Martin Freeman, Daniel Kaluuya, Letitia Wright, Winston Duke, Angela Bassett, Forest Whitaker e Andy Serkis.

    Il film Marvel Black Panther è ambientato dopo gli eventi raccontati in Captain America: Civil War e vede T’Challa tornare nell’isolata e tecnologicamente avanzata nazione africana di Wakanda per prendere il suo posto come Re.

    Black Panther

    Ma quando un vecchio nemico farà ritorno, il suo ruolo come sovrano e la sua identità come Black Panther verranno messe alla prova e T’Challa sarà trascinato in un conflitto che metterà a rischio il destino di Wakanda e di tutto il mondo.

    Prossimamente al cinema.

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    Una famiglia

    E’ di qualche giorno fa la notizia di cronaca dell’aggressione omofoba subita da Sebastiano Riso, regista di Una famiglia: durante la lunga colluttazione avvenuta nell’androne del suo appartamento romano al giovane cineasta siciliano è stato “rimproverato” lo “scabroso” tema dell’utero in affitto sul quale il film si concentra.

    Una famiglia locandina (film)

    Se le intenzioni di Riso erano quelle di suscitare un dibattito e di “far arrivare” un messaggio con questo film, allora si può ritenere soddisfatto: Una famiglia è arrivato. Purtroppo alle persone sbagliate.

    Ciò che non “arriva” però è il senso di questa coraggiosa opera cinematografica, una bella idea certo, ma sviluppata in maniera non del tutto eccezionale. In questa storia c’è qualcosa di vagamente contorto, Maria (Micaela Ramazzotti) e Vincent (Patrick Bruel) due persone così distanti nel tempo e nello spazio che portano avanti una particolare missione: donare figli a chi non potrà mai averne.

    La rivoluzione personale di Maria quando decide di volersi fare la sua famiglia, l’inaspettata reazione di Vincent e la sua scelta di “omaggiare” una coppia omosessuale, mettono in crisi questo rapporto strano: o forse ad essere strano, è il modo in cui viene raccontato?

    Una famiglia (film)

    Equamente diviso fra momenti dal forte impatto emozionale ed altri di un’inconsistenza tangibile, Una famiglia è un film che non riesce a veicolare del tutto il messaggio che Riso vorrebbe mandare (anche se le cronache poc’anzi citate sembrano voler dimostrare il contrario): c’è comunque qualcosa di stantio nell’incedere della pellicola, ci sono interpretazioni discutibili (Patrick Bruel su tutti), dialoghi patetici, una lentezza sfiancante, un carico emotivo che spesso tende a diventare opprimente, una camera a mano che indugia talmente a lungo sui primi piani dei protagonisti da diventare quasi fastidiosa.

    Una famiglia (film)

    Una famiglia è un film coraggioso ma se c’è qualcosa che rimproveriamo a Riso è che il coraggio non si deve “limitare” alla tematica da affrontare, ma ci vuole soprattutto nella costruzione dell’insieme: meno virtuosismi e più concretezza avrebbero fatto di Una famiglia un’opera concettualmente diversa, forse più appetibile, degna degli encomi che certa critica ha profuso troppo frettolosamente.

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    Cosmetic – Core

    Sopravvissuti all’ennesimo cambio di formazione i Cosmetic arrivano al loro settimo album con un po’ di fatica, riproponendo la solita alchimia di suoni che vanno dall’indie al noise, ma con un retrogusto particolare che sa di anni ’90, di primi Verdena, di echi lontani di un rock che in Italia non si fa più, ma che non deve essere per forza messo da parte troppo frettolosamente.

    Cosmetic - Core
    Cosmetic – Core

    Core è un album tosto, che scorre veloce anche se per lunghi tratti si appesantisce un po’ per “colpa” di alcuni brani che non suonano come gli altri, e rendono questo disco abbastanza limitato ed a volte un po’ noioso. Non ho infatti gradito più di tanto il primo singolo La linea si scrive da sola, è un brano concettualmente perfetto ma che non riesce a colpirmi più di tanto: preferisco molto di più l’incazzatissima Schiaffino! che la voce di Emily Zhu trasforma in uno dei migliori pezzi rock italiani dell’anno, ma anche l’apertura di Fine di un’epoca così la tirata 1986 sono pezzi degni di nota.

    Cosmetic
    I Cosmetic (Emanuele & Simone Bartolini ed Emily Zhu)

    Ammiro i Cosmetic, li seguo da tempo ed ho avuto anche il piacere di vederli dal vivo più di una volta, Core però è un album che fa della sua disomogeneità una debolezza, che non raggiunge le vette qualitative di dischi come Conquiste o Sursum Corda, anche se il gruppo romagnolo rimane sempre tra i capofila di un certo modo di suonare rock in Italia al quale non possiamo e non vogliamo rinunciare anche se un disco non ha soddisfatto le nostre (pretenziose) aspettative.

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    Ogni Tuo Respiro – Trailer Ufficiale Italiano

    Ogni Tuo Respiro (Breathe) è un film drammatico diretto da Andy Serkis, con protagonisti Claire Foy e Andrew Garfield.

    Andy Serkis (The War – Il pianeta delle scimmie, Star Wars: Il risveglio della Forza) esordisce dietro la macchina da presa con il lungometraggio Ogni Tuo Respiro. Basato su una sceneggiatura dell’autore due volte candidato agli Oscar William Nicholson (Everest, Les Misérables e Il gladiatore), Ogni Tuo Respiro è la vera storia di un amore senza confini di grande ispirazione per tutti.

    Ogni tuo respiro (film)
    Claire Foy e Andrew Garfield in “Ogni tuo respiro“.

    L’avventuroso e carismatico Robin Cavendish (Andrew Garfield – La battaglia di Hacksaw Ridge, Silence) ha tutta la vita davanti quando si ritrova paralizzato a causa della poliomielite che contrae mentre è in Africa.

    Contro il parere di tutti, sua moglie Diana (Claire Foy – vincitrice di un Golden Globe per la serie The Crown e Anna Bolena nella miniserie Wolf Hall) lo fa dimettere dall’ospedale e lo porta a casa dove la sua dedizione e la sua intelligente determinazione trascendono la disabilità.

    Insieme, si rifiutano di diventare prigionieri della sofferenza di Robin e incantano gli altri con il loro umorismo, il loro coraggio e la loro sete di vita.

    Ogni Tuo Respiro è una commovente celebrazione del coraggio e delle possibilità dell’essere umano che scalda il cuore, una storia d’amore che insegna a vivere ogni respiro come se fosse l’ultimo.

    Ispirato alla vera storia dei genitori del produttore Jonathan Cavendish, Ogni Tuo Respiro mostra come il modo in cui Robin ha affrontato la sua malattia, reagendo al suo destino, ha avuto un enorme impatto sulla mobilità e l’accesso dei disabili.

    Dal 16 novembre al cinema.

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    Sing Street

    Di film come Sing Street ne dovrebbero girare e distribuire almeno una decina l’anno, ed invece è solo una sporadica cometa arrivata in sordina nelle nostre sale e firmata ancora una volta da quel John Carney capace di emozionarci con titoli come Once e Tutto può cambiare tanto quanto riusciva a fare qualche anno fa con le canzoni dei The Frames.

    Sing Street LocandinaConor (Ferdia Walsh-Peelo) è un quindicenne della Dublino anni ’80 costretto dalla crisi economica e quella familiare a cambiare radicalmente vita, passando da un liceo privato ad uno pubblico a conduzione cattolica dove dovrà affrontare l’onta del bullismo e della violenza: le sue uniche valvole di sfogo sembrano essere le chiacchierate col fratello maggiore Brendan (Jack Raynor) e la passione nello scrivere canzoni.

    L’incontro casuale con Raphina (Lucy Boynton), un’aspirante modella ribelle e anticonformista che sogna di poter andare a Londra (come gran parte dei suoi coetanei), spinge Conor ad inventarsi la balla di una band pur di fare colpo su di lei: a questo punto la deve mettere in piedi il prima possibile per poter girare un video assieme a lei. Aiutato dal tuttofare Darren (Ben Carolan) e dall’amico nerd poli-strumentista Eamon (Mark McKenna), Conor riesce a formare una band, togliersi lo sfizio di girare un paio di video con Raphina protagonista, e riuscire a scrivere un pezzo dietro l’altro fino ad arrivare al concerto di fine anno a scuola.

    Sing Street
    Ferdia Walsh-Peelo e Lucy Boynton in Sing Street

    “Nessuna donna può amare davvero uno che ascolta Phil Collins”

    La band come simbolo di rivalsa, come elemento protettivo del grigiore che circonda i ragazzi delle periferie di Dublino, l’unione che permette ai piccoli Conor e compagni di rispondere ai bulli della scuola, alla violenza del clero all’interno della scuola, alla violenza velata che tocca le persone alle quale teniamo di più (il concetto di “bene” spiegato da Raphina ad un certo punto mette i brividi), alla difficoltà di una famiglia in lento quanto progressivo disfacimento.

    Ma la band è anche il punto di forza che ci permette di affrontare la timidezza e poter conquistare il cuore di Raphina, nonostante sembri di un altro pianeta, più grande, più bella, col fidanzato “che ha già la barba” ma che possiamo superare scrivendo canzoni: questo è forse il modo migliore per descrivere cos’è una band ed a spiegarlo Carney ci riesce benissimo, realizzando una pellicola che mischia il meglio delle sue opere precedenti, con quelle atmosfere intimiste che tanto ricordano Once e quella voglia di far esplodere la propria musica contro tutto e tutti che abbiamo ammirato in Tutto può cambiare.

    Sing Street

    Considerando che in quei ragazzi mi ci rivedo, potremmo bollare Sing Street come pellicola riservata ad un utilizzo esclusivo a quelli della mia generazione, mentre invece ci troviamo di fronte a quello che potrebbe essere a tutti gli effetti una sorta di romanzo formativo per le generazioni attuali, d’altronde, se noi siamo cresciuti con Happy Days, Grease, American Graffiti ed I Ragazzi della 56ma strada, allora anche i ragazzi di oggi possono apprezzare lo spirito degli anni ’80.

    Perchè Sing Street è una specie di riassunto di un decennio fantastico, è bellissimo vedere Brendan spiegare al padre tutta l’arte che c’è dietro un video, la magia di un vinile, di un incisione su nastro, è bellissimo rivedere le mode ed i colori che Conor e compagni provano a scimmiottare passando dalla fase New Wave dei Duran Duran a quella dark in stile Cure, dalla New Romantic degli Spandau Ballett fino alla cultura street “Rock’n’Soul” di Hall & Oates, ricopiando alla perfezione gli stili, andando incontro senza paura ai pregiudizi per il loro essere contro il sistema (la vera forma di rivoluzione degli anni ’80).

    Sing Street
    Sing Street: i protagonisti

    Anche fare musica era un gesto rivoluzionario, ecco perché l’attuale generazione talent ha bisogno di vedere film come Sing Street, e se non riescono ad ammetterlo ed apprezzarlo, allora ce ne faremo una ragione e saremo noi nostalgici a chiedere a gran voce questa magica commistione fra cinema e musica, fra coraggio e passione, fra ragione e sentimento, praticamente il cinema che ha fatto di John Carney uno dei miei registi preferiti.

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    Goldfrapp – Silver eye

    Dieci pezzi, tre singoli già estratti (Anymore e Systemagic ed Ocean) due dei quali in continuo loop radiofonico, altri brani molto interessanti (Moon in your mouth): sono tornati in grande spolvero Will Gregory ed Alison Goldfrapp, con un album, Silver eye , che non si prefigge di dare scossoni al loro mood tipico che mischia elettronica, new wave e synthpop, ma prova piuttosto a continuare quel discorso musicale intrapreso nel 1999 continuando a galleggiare in perfetto equilibrio fra la musica da club e l’indietronic più raffinato.

    Goldfrapp - Silver eye
    Goldfrapp – Silver eye

    Rispetto al precedente Tales of Us (disco che flirtava prepotentemente con il pop, ma sempre in maniera “molto Goldfrapp”), questo Silver eye si presenta in maniera più cupa, oscura, a tratti ossessiva, ci sono momenti di maggiore introspezione, che però vengono perfettamente bilanciati dall’elettronica pura dei pezzi “portanti”: Anymore e Systemagic, i primi due singoli lanciati (che sono anche i brani di apertura dell’album) in effetti potrebbero anche sviare sui reali contenuti del disco, ma neppure la darkeggiante conclusione di Ocean ci spiega l’album nel suo insieme.

    Alison Goldfrapp
    Alison Goldfrapp

    Silver eye è un meltin-pot musicale destrutturato e ricomposto chimicamente da suoni e rumori, da virtuosismi elettronici e vocali, cambia spesso ma mantiene un’identità di fondo, che poi, a pensarci bene, è da sempre la caratteristica dei Goldfrapp.

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    Ammore e malavita

    Ammore e malavita dei Manetti Bros. è il film che in Italia non c’era e del quale adesso non possiamo farne a meno: riuscire a dare credibilità ad un film che miscela b-movies, trash televisivo e canzone napoletana è qualcosa di miracoloso, e noi non abbiamo ancora capito se il merito sia tutto dei Manetti o se ci sia magari lo zampino di San Gennaro.

    Locandina Ammore e MalavitaDon Vincenzo Strozzalone detto “o’ re do pesce” (Carlo Buccirosso) è un boss della camorra stanco della sua vita al limite, e così dopo essere scampato all’ennesimo attentato, decide di ritirarsi “a vita privata” fingendosi morto, come consigliato dalla brillante moglie cinefila chiamata donna Maria (Claudia Gerini), l’unica a custodire questo segreto assieme ad i due inseparabili guaglioni Rosario (Raiz) e Ciro (Giampaolo Morelli).

    La copertura di Don Vincenzo rischia di saltare per colpa di Fatima (Serena Rossi) una giovane infermiera di Scampia con una lingua abbastanza lunga, per questo il boss ordina ai suoi scugnizzi di ucciderla, solo che arrivati in ospedale, Ciro riconoscerà in lei il grande amore dell’adolescenza, una passione che riesplode all’improvviso sulle note edulcorate di What a feeling e che portano lo spietato killer a voltare le spalle al suo boss, risparmiando la ragazza, nascondendola in casa dello zio e proteggendola contro tutto e tutti a costo della propria vita.

    Ammore e Malavita
    Giampaolo Morelli e Serena Rossi in Ammore e Malavita

    Dopo aver entusiasmato pubblico e critica allo scorso Festival del Cinema di Venezia, dopo una mirata campagna di marketing incentrata soprattutto nel mondo social, Ammore e malavita dei Manetti bros. arriva finalmente in sala anche per noi comuni mortali: di fronte non ci siamo ritrovati di certo il La La Land italiano come qualche mente illuminata aveva decantato troppo frettolosamente, ma piuttosto la versione Song’e Napule di Grease, perché le atmosfere, l’allegria, il coinvolgimento è lo stesso che abbiamo ritrovato tanto nel precedente film dei Manetti quanto nello storico musical firmato da Jim Jacobs e Warren Casey.

    Ammore e Malavita
    Claudia Gerini

    Nel mezzo c’è da ricordare il modo unico dei Manetti di coniugare commedia ed azione, delle interpretazioni notevoli di attori coinvolti più del normale in una pellicola che li obbliga a correre, cantare, ballare ed ansimare, una colonna sonora coinvolgente (complimenti a Pivio ed Aldo De Scalzi), una fotografia che rende giustizia alla bellezza di Napoli, città che in Ammore e malavita finalmente risorge dopo essere stata martorizzata da un eccessivo oscurantismo di gomorriana memoria.

    Ammore e Malavita

    Il lavoro di ricerca nell’undergound del cinema italiano che i Manetti Bros. portano avanti ormai da decenni ha finalmente dato i suoi frutti, dal momento che Ammore e malavita ha finalmente aperto gli occhi anche a quella parte di critica radical chic che si muove strisciando dentro il mondo irreale dei Festival, c’è da dire però che il pubblico li ha sempre sostenuti, supportati, attesi, beati quanto spiazzati da questa loro leggerezza nel muoversi fra un genere e l’altro mantenendo sempre uno stile personalissimo, i hanno capito prima di tutti gli altri come si fa ad essere innovativi guardando con rispetto al passato.

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    Il Domani tra di Noi – Trailer Ufficiale Italiano #2

    Il domani tra di noi
    Kate Winslet e Idris Elba nel film Il domani tra di noi

    Il domani tra di noi è un film di genere avventura diretto da Hany Abu-Asad, con protagonisti Kate Winslet e Idris Elba.

    Rimasti isolati a seguito di un tragico incidente aereo, due estranei sono costretti ad avvicinarsi per sopravvivere in condizioni estreme tra le nevi di un massiccio montuoso lontano da ogni forma di civiltà.

    Quando si rendono conto che non arriveranno aiuti, intraprenderanno un difficile viaggio attraverso migliaia di chilometri nella natura selvaggia, stimolandosi l’un l’altro a resistere e accendendo così un’attrazione inaspettata.

    Il film è diretto dal regista nominato agli Oscar Hany Abu-Asad e ha per protagonisti assoluti la vincitrice del Premio Oscar Kate Winslet e l’attore britannico Idris Elba.

    Dal 23 novembre al cinema.

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