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Alien: Covenant

Alien: CovenantAlien: Covenant è il prequel di tutti gli Alien certo, ma è anche il sequel di Prometheus: staziona quindi in una sorta di limbo, fra l’essere l’uno e l’altro, fra quella che dovrebbe la genesi degli xenomorfi e la rivelazione definitiva sulla sorte degli ingegneri. Un film del genere avrebbe potuto confondere allo sfinimento lo spettatore, ma fortunatamente dietro la macchina da presa c’è un vecchio stronzo come Ridley Scott, ed anche quello che dovrebbe essere complicato e contorto, scorre via seguendo un determinato filo logico che alla fine permette la quadratura dell’insieme, accontentando i vecchi seguaci della più importante saga sci-fi della storia tanto-quanto i nuovi neofiti ammaliati dal forte impatto visivo del precedente Promtheus.

L’astronave Covenant viaggia nello spazio con un carico di oltre 2000 persone perse nell’ipersonno in attesa di colonizzare il pianeta Origae-6: una pioggia di neutrini però sconvolge il viaggio e la strage di dormienti che ne deriva, spinge l’androide Walter (Michael Fassbender) a svegliare l’equipaggio affidando il comando al primo ufficiale Oram (Billy Crudup), che dopo aver intercettato una trasmissione radio di un pianeta vicino, decide di inviare sullo stesso una squadra ad indagare sui legami di questo segnale con la tempesta di neutrini subita.

La vita che si crea e che si distrugge, le intelligenze artificiali che non si riconoscono nel resto dell’umanità e per questo provano ad eliminarla, uno sguardo alle origini senza dimenticare la nuova timeline che, a detta dello stesso Ridley Scott, se gli gira potrebbe arrivare anche a sei film (ed infatti, il terzo è già in fase di pre-produzione per fare in modo di poterlo distribuire in sala al massimo entro due anni): Alien: Covenant probabilmente non è il film che ci saremmo aspettati, eppure ricalca in pieno le tematiche più comuni nella cinematografia del regista americano, in fin dei conti è inutile che rompete i coglioni, questo film non delude. L’azione, l’adrenalina, gli xenomorfi tornati in grande spolvero che però alla fine fanno cagare sotto un po’ meno di un’androide “troppo” umano: Ridley Scott confeziona il film che serve al pubblico di oggi che non è più quello del 1979 (purtroppo), e nonostante uno zoccolo duro di appassionati formatosi nei decenni successivi dietro le lotte di Elle Ripley, non è per loro che Alien: Covenant è stato realizzato.

Probabilmente Scott avrebbe potuto lavorare meglio sul cast, perchè nessuno sul set riesce a sostenere il magnetismo di un Fassbender convincente tanto nel ruolo dell’androide buono quanto in quello del cattivo, probabilmente avrebbe potuto concedere qualche indizio in più sugli xenomorfi (ma ci sono altri film da fare, non esageriamo quindi), probabilmente avremmo potuto allungare la lista dei “probabilmente” ancora per molto, ma al netto delle polemiche dei soliti critici supermegamaxi specializzati, la verità è che lo spettatore al cinema con Alien: Covenant si diverte, entra nel mood della pellicola ed interagisce attivamente: gradevolmente imperfetto, è più un Prometheus 2 che un ante-Alien, il nome è solo un’operazione commerciale, ma siccome non tutto quello che è commerciale dev’essere per forza pessimo, io fossi in voi, una capatina al cinema a vedere Alien: Covenant la farei.

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Scritto da Ciccio Mangiò

Ciccio Mangiò

Tecnico autodidatta dell'ANAS con tendenze alla critica cinematografica ed alla panza di birra, esperto di tutto, di niente e papà a tempo pieno.

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