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American Assassin

Il lavoro di fino fatto dal regista Michael Cuesta paga.

Quando sei al cospetto di un film chiamato American Assassin il rischio al quale vai incontro è sempre quello: incappare in un’americanata. Concettualmente non siamo molto lontani, ma alla fine il lavoro di fino fatto dal regista Michael Cuesta paga ed American Assassin nonostante sappia di già visto ad ogni fotogramma, si guarda fino alla fine che è un piacere.

American AssassinMitch Rapp è il protagonista di una serie di romanzi firmati da Vince Flynn e che di sicuro non possiamo annoverare fra i grandi successi letterari degli ultimi anni, eppure nonostante l’esiguo seguito di questa saga a quelli che ad Hollywood contano queste storie piacciono e provano più di una volta a lanciare questo atipico giustiziere su grande schermo, coinvolgendo sceneggiatori del calibro di Jonathan Lemkin, Jeffrey Nachmanoff, Michael Finch e Marshall Herskovtiz, registi come Edward Zwick o Antoine Fuqua, e con uno come Chris Hemsworth o Matthew Fox come protagonista.

Poi però succede che Flynn pubblica un prequel della sua saga con un giovane Rapp quale protagonista e la sua genesi personale a guidarne le linee, il romanzo che si chiama proprio American Assassin diventa un successo assoluto, a questo punto la produzione guidata da Lorenzo di Bonaventura e Nick Wechsler cambia le carte in tavola e decide di presentare al mondo del cinema le avventure di Mitch Rapp fin dall’inizio, mettendo le basi per una saga cinematografica che in base ai riscontri, potrebbe avere dai tre ai cinque capitoli.

American Assassin

Per la regia viene così chiamato Michael Cuesta, un regista in cerca di rilancio che da indipendente si era fatto ben notare ma che al primo approccio con una major ha miseramente fallito nonostante la buona fattura de La regola del gioco: alla sceneggiatura ci pensa Stephen Schiff che ha semplicemente integrato le avventure del giovane Rapp con quanto già scritto in precedenza, mentre il volto di questo nuovo paladino dell’action lo presta Dylan O’Brien, astro nascente della giovane Hollywood che il pubblico delle grandi occasioni ha avuto modo di conoscere grazie al grande successo dei tre capitoli di Maze Runner.

O’Brien diventa così il giovane Mitch Rapp, brillante studente universitario che si sta godendo una vacanza da sogno in quel di Ibiza con la fidanzata Katrina (Charlotte Vega) che perde la vita in un improvviso attacco terroristico che mette la fine al sogno del ragazzo: diciotto mesi dopo ritroviamo Rapp, distrutto dal dolore e dal desiderio di vendetta, alle prese con un particolare programma di addestramento della CIA all’interno del quale viene notato e scelto da un veterano di nome Stan Hurley (Michael Keaton) che lo sceglie per partecipare ad un’operazione antiterrorismo clandestina e misteriosa alla ricerca di un misterioso terrorista chiamato Ghost che lo porterà in giro fra la vecchio Europa ed il medio oriente.

American Assassin

American Assassin è la classica pellicola che racchiude al suo interno tutti gli stereotipi dell’action-movie anni ’80 (o come dicono quelli bravi, revenge movie) ma che semplici accorgimenti aggiustano spingendolo ad un livello qualitativo ben superiore rispetto a quanto visto e previsto: sarà la figura del “cane sciolto” che infrange ordine e regole pur di raggiungere la sua vendetta, sarà la presenza rassicurante di un Keaton chiamato a compensare l’acerba esuberanza del giovane O’Brien, sarà quel susseguirsi di azione pure che tiene sempre alta la guardia dello spettatore, ma alla fine American Assassin riesce comunque a rapire ogni attenzione nonostante trasudi di opera minore da ogni fotogramma.

Se la produzione riuscirà a mantenere lo stesso livello anche nei sequel che ci attendono inesorabili (come lascia trapelare il finale aperto di questa pellicola), forse siamo riusciti a trovare la saga action che ci accompagnerà per i prossimi dieci anni, altrimenti gli diremo “bravi” lo stesso, perché dobbiamo candidamente ammettere che con American Assassin ci siamo divertiti parecchio.

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