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Amityville: Il risveglio

Amityville - Il risveglioAmityville: Il risveglio è il ritorno al numero 112 di Ocean Avenue in quel di Amityville, indirizzo che incrocia il mondo del cinema per la diciottesima volta, scusate se è poco. Ovviamente, il fatto che Amityville: Il risveglio esca a fine agosto, con un cast di stelle adolescenziali (Bella Thorne, Thomas Mann, Cameron Monaghan) ti lascia presagire che nonostante l’altisonante nome che porta, questa pellicola sia la solita uscita tappabuchi buona ad offendere un genere che stenta più degli altri a trovare nuove idee: poi però leggi fra i credits che il regista (nonché sceneggiatore) è il francese Franck Khalfoun, uno che da quando è in America ha fatto sempre la sua onesta figura con thriller a basso costo ed alto rendimento (Maniac, -2 Livello del terrore) e che soprattutto la produzione è targata Blumhouse Productions, una casa che in quanto ad horror difficilmente sbaglia qualcosa, ed allora ti fiondi in sala convinto che sicuramente non perderai i soldi del biglietto. E per una buona parte della visione, almeno 50 minuti, ne hai proprio conferma: certo, il film conferma il suo target tardo-adolescenziale, con Bella Thorne sempre in bella vista più ammiccante che spaventata, però si muove dentro atmosfere abbastanza inquietanti ed oscure, dove la paura sorge spontanea e non per induzione.

Amityville - Il risveglio

È la parte dove assistiamo all’arrivo della famiglia di Belle proprio al numero 112 di Ocean Avenue di Amityville, una casa alquanto economica che permetterà alla madre (Jennifer Jason Leigh) di poter dedicarsi con qualche risorsa in più alle cure del fratello gemello James (Cameron Monaghan) in stato vegetativo: è anche la parte delle prime presenze avvertite dalla ragazza, agli incubi, ai racconti su quella famigerata casa riportati dall’unico amico che riesce a trovare a scuola. La strada che ci porta repentinamente verso il finale però, nonostante qualche tentativo di spiazzare lo spettatore con qualche colpo di scena inaspettato, è diametralmente opposta a quella percorsa all’inizio, Amityville: Il risveglio si inerpica sul patetico e sul già visto, e finisce come dovrebbe finire ogni horror relegato al mese di agosto anche se c’è un certo Jason Blum che produce, niente a che vedere ad esempio col remake del 2005 con Ryan Reynolds come protagonista. Nelle intenzioni di Khalfoun c’era ad esempio anche l’idea di rilanciare il franchise, ma la mancata distribuzione americana (rinviata a data da definire più di una volta) di un film la cui uscita era prevista già due anni fa, ha spezzato sul nascere le ali di un progetto che non brilla per originalità, anche se mi preme ribadire come sia stato ben confezionato nella prima parte.

Amityville: Il risveglioIn sala alla fine della proiezione si commentava con i (pochi) vicini di poltrona, uno di loro si chiedeva: ma secondo voi, l’horror è morto? Su due piedi gli ho risposto “forse no, ma è un malato agonizzante”. Adesso a mente fredda potrei dire che al cinema i generi non muoiono, il problema è che nessuno si vuole prendere la responsabilità di “curare” l’horror come si fa con i vecchietti malati, con cura ed attenzione, se permettiamo ad un’attrice inespressiva come Bella Thorne di guadagnarsi i gradi della protagonista solo per portare in sala gente che aspetta di poterle vedere il culo, l’horror magari non morirà, ma soffrirà parecchio.

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