FortunataFortunata (Jasmine Trinca) è una donna sola, che lotta forse più del dovuto, ma che probabilmente non se ne rende conto: lotta tutto il giorno con il suo lavoro (precario) di parrucchiera a domicilio in attesa di riuscire ad aprirsi un salone tutto suo, lotta con Chicano (Alessandro Borghi) l’amico fraterno di sempre che dovrebbe aiutarla e che invece è lui che ne ha disperatamente bisogno, lotta con l’essere madre di Barbara (Nicole Centanni), una bambina problematica costretta dal tribunale ad incontrare uno psicologo, lotta con la difficile vita nella periferia dimenticata della grande città e soprattutto lotta con l’ex marito Franco (Edoardo Pesce), che ha forse sposato troppo giovane, che ha forse sottovalutato quando si è dimostrato violento, ossessivo e possessivo. L’incontro con Patrizio (Stefano Accorsi), lo psicologo apparentemente “normale” e “perbene” che ha in cura la figlia, che dietro la fragilità di Fortunata riesce a scoprire tutta la vera bellezza di questa donna.

Pur avendo vinto il premio per la miglior interpretazione femminile della sezione Un Certain Regard allo scorso Festival del Cinema di Cannes secondo me la vera protagonista di Fortunata non è Jasmine Trinca ma piuttosto la periferia romana, quel sole rovente che quasi ti brucia addosso, quei colori ovattati, gli archi dell’acquedotto che trasmettono bellezza anche dove trionfa il degrado, sono le caratteristiche che donano realismo al film di Sergio Castellitto, che per l’ennesima volta porta su grande schermo una sceneggiatura scritta dalla moglie Margaret Mazzantini: solo che in quest’occasione, questo connubio non funziona come dovrebbe, a parte un ritmo non trascendentale e qualche “lentezza” di troppo, Fortunata è un film che carica molto la personalità dei protagonisti, e se nel caso di Edoardo Pesce (il migliore della pellicola) questo diventa un bene, in quello di Accorsi così come Borghi al contrario diventa un limite, perché ci consegna personaggi stereotipati e quasi caricaturali.

Discorso a parte merita la Trinca, che ci offre una persona vera, una donna debole con una corazza molto fragile all’esterno, trasformata nettamente nell’aspetto e nell’impostazione, non ho visto gli altri film a Cannes, ma credo che questo premio tanto decantato non l’ha rubato proprio a nessuno.

https://www.youtube.com/watch?v=Cv47a8di5p0

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Scritto da Ciccio Mangiò

Ciccio Mangiò

Tecnico autodidatta dell'ANAS con tendenze alla critica cinematografica ed alla panza di birra, esperto di tutto, di niente e papà a tempo pieno.

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