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Gli sdraiati

Ne Gli sdraiati di Francesca Archibugi, tratto molto liberamente dall’omonimo romanzo.

Ne Gli sdraiati di Francesca Archibugi, tratto molto liberamente dall’omonimo romanzo di successo firmato da Michele Serra nel 2013, in molti ci hanno visto l’ennesimo scontro generazionale fra genitori e figli, fra una generazione che vuole recuperare le mancanze di un eccessivo carrierismo di un tempo ed un’altra che se ne frega di giustificare l’atavico immobilismo, quasi come a voler dire “è colpa vostra se noi siamo così”.

Gli sdraiati - locandinaDopo averlo visto in un sala piena zeppa, io però mi sono fatto un’idea (del tutto opinabile) completamente diversa, perché ne Gli Sdraiati quello che ti attanaglia e ti colpisce è il disperato bisogno di contatto di un padre nei confronti di un figlio che sfugge perché “figlio di” e non perché sia un membro attivo di questa generazione, forse questa è una chiave di lettura limitata ed accompagnata dall’ottima prova di un Claudio Bisio in forma smagliante, ma alla fine mi è sembrata quella più verosimile, più sincera.

Gli sdraiati è un film di quasi due ore che però non stanca e non annoia pur senza legarsi a ritmi travolgenti da commedia slapstick, che la regia di una Archibugi tornata a toni più concilianti dopo la velata tensione nascosta fra le righe de Il nome de Figlio, rende leggero e gradevole, a tratti anche conciliante, con una comicità di fondo superiore alle aspettative considerando le commedie girate in passato dalla cineasta romana.

Gli sdraiati
Claudio Bisio in Gli sdraiati

Protagonista degli sdraiati è Giorgio Selva (Claudio Bisio), giornalista televisivo che non riesce a conciliare il successo professionale della trasmissione Lettere dall’Italia con quello personale, dal momento che la sua situazione personale tende al disastroso fra una moglie che non gli parla più (Sandra Ceccarelli) ed un figlio di nome Tito (Gaddo Bacchini) che lo tiene a debita distanza preferendo alla sua compagnia quella degli amici con i quali si “sdraia” in un’apparente noia fatta di videogiochi, telefonate e giornate inermi fra letti e divani.

Il desiderio di portare il figlio in campagna a far vendemmia ed il dubbio che la ragazza di quest’ultimo potesse essere una possibile sorellastra generata da una fugace relazione adultera convincono Giorgio a premere sull’acceleratore e provare a rinverdire il rapporto con Tito che continua a sfuggire sistematicamente: quando però, stanco delle pressioni del padre, Tito lo raggiungerà in Liguria per questa benedetta vendemmia, un Giorgio disilluso e sfiduciato non sarà in grado di farsi trovare pronto.

Gli sdraiati

Il gioco di equivoci e malintesi che quest’incontro/scontro andrà a generare rappresenta la parte migliore di una pellicola che ribadisco essere davvero piacevole da guardare, ma dalla quale non mancano i difettucci: dall’immagine troppo stereotipata dei “ragazzi di oggi” ad un ambientazione che un pizzico di provincialismo avrebbe solo potuto migliorare passando per dialoghi che in certi punti mi sono sembrati forse poco naturali. Ma quando siamo alla vigilia dell’invasione dei cinepanettone andare a vedere un film come Gli sdraiati può farci soltanto bene, perché ci dimostra che fortunatamente la commedia italiana, è anche questa.

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Scritto da Ciccio Mangiò

Ciccio Mangiò

Tecnico autodidatta dell’ANAS con tendenze alla critica cinematografica ed alla panza di birra, esperto di tutto, di niente e papà a tempo pieno.

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