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Il Giardino delle vergini suicide

Il film che ogni ragazzina adolescente dovrebbe far vedere ai propri genitori quando si rifiutano di farla uscire

La carriera di una delle più note figlie di papà del cinema inizia con Il Giardino delle vergini suicide, un capolavoro atipico e malinconico, un film breve ma intenso, segnato dall’inesorabile tocco pacato che la regista ha ormai come personale segno di riconoscimento e che al contrario di altri prodotti, in questo film non guasta affatto. Quando l’ho visto per la prima volta e gli amici mi chiedevano un giudizio, ricordo di aver detto che questo è il film che ogni ragazzina adolescente dovrebbe far vedere ai propri genitori quando si rifiutano di farla uscire, è un film sul bigottismo dell’America, e poco importa se l’ambientazione ci riporta agli anni ’70, quello che le bellissime sorelle Lisbon devono subire lo può patire oggi anche la ragazza della porta accanto nonostante siano passati 40 anni.

Il giardino delle vergini suicideLa famiglia Lisbon è arrivata da poco in città, urge cambiare aria dopo che la figlia più piccola, Cecilia (Hanna R. Hall), ha provato ad uccidersi tagliandosi le vene ed un medico ha consigliato ai genitori di aumentare la vita sociale delle figlie. Ma la rigida educazione cattolica imposta dalla madre perfida e bigotta (Kathleen Turner) supportata da un padre inutile ed immobile (James Woods) avrà al massimo prodotto festicciole senza pretese con unici invitati una selezionata parte di vicinato per lo più legata alla chiesa, ed infatti Cecilia è talmente entusiasta che non può far altro che tornare al piano superiore della villetta borghese e familiare della periferia bene di Detroit e lanciarsi di sotto, finendo la sua breve vita contro le inferriate della ringhiera.

Il giardino delle vergini suicide
La famiglia Lisbon al completo (o quasi)

Ma mentre l’intero quartiere è sconvolto dalla morte della piccola Cecilia, per la famiglia Lisbon è come se non fosse successo nulla, a parte la ringhiera prontamente rimossa, le altre quattro bellissime figlie bionde rimangono solo un miraggio agli occhi estasiati dei ragazzi della zona che ci narrano la storia con dovizia di particolari, ma qualcosa sembra muoversi, il bello (e bullo) della scuola Trip Fontaine (Josh Hartnett) è entrato nelle grazie di Lux (Kirsten Dunst), la sorella più ambita ed anche la più ribelle, comincerà un breve periodo di frequentazione in casa Lisbon, propedeutico per arrivare a portare le sorelle al ballo della scuola, del quale beneficeranno anche il nostro gruppo di narratori. Il momento tanto atteso da ogni giovane americano è arrivato, la magica sera del ballo, poco importa se papà Lisbon professore nella stessa scuola sta fermo li a controllare ogni movimento, Lux e Trip riusciranno comunque a coronare il loro sogno di una notte di amore, che come ogni sogno finirà all’alba, quando la ragazza si sveglierà sola ed abbandonata nel campo di football attesa dalle sorelle davanti alla soglia di casa consapevoli dell’amaro destino che le avrebbe aspettate da quel momento in poi.

Il giardino delle vergini suicide

La madre despota le rinchiuderà in camera, le farà studiare in casa, senza i loro beni più cari, quei dischi di musica rock che dovranno per forza bruciare in una scena molto più commovente del suicidio di Cecilia: a cercare di portare conforto alle sorelle Lisbon il solito gruppetto di amici che tra un disco salvato dalle fiamme ed un segnale luminoso cercano di far capire alle ragazze che non sono sole, per la loro bellezza i ragazzi ci sono. Che gioia per quel gruppetto ricevere il più inaspettato degli inviti in casa Lisbon, presi dall’emozione volano verso quel sogno così pieni di speranza alla fine vana, perchè ad aspettarli c’erano si le sorelle Lisbon, ma ognuna già morta da qualche minuto, non potendo urlare al mondo la loro sofferenza preferiscono seguire la via del silenzio, quello eterno.

Il giardino delle vergini suicide
Kirsten Dunst ne Il giardino delle vergini suicide

La fine è scioccante e se l’ho spoilerata non mi sembra di aver fatto torto a nessuno visto che è il titolo stesso che ce lo dice, ma l’impressione che desta Il Giardino delle vergini suicide è davvero notevole, peccato che Sofia Coppola da quel momento in poi si sia specchiata dentro se stessa altalenando la qualità delle sue produzioni nonostante gli Osanna dei critici, questa pellicola non sarà l’unica degna di nota ma è stata una sorta di passepartout che le ha aperto tantissime porte, forse perchè ancora intriso di freschezza ed inesperienza, forse perchè fatto di testa sua senza dover far contento nessuno, forse perchè quando te ne freghi dei giudizi della critica tutto ti è permesso, anche sbagliare in pieno molte delle tue produzioni successive, vedi ad esempio Somewhere.

Il giardino delle vergini suicide

La particolarità de Il Giardino delle vergini suicide è che nonostante l’atmosfera rarefatta e pesantemente abulica, qualche situazione riesce lo stesso a strapparti un sorriso, specie quando il narratore fa partecipe lo spettatore delle strambe usanze di quella comunità con una naturalezza sconcertante; ottima pure la colonna sonora, che unisce alcuni successi tipici di quegli anni ai temi originali di natura elettronica impostati dal duo francese degli AIR, la canzone Playground love è l’esatta sintesi dell’ambientazione creata ad arte dalla regista. Mi ripeto, se avesse continuato su questa linea forse Sofia Coppola avrebbe potuto splendere tra le stelle della regia mondiale con pieno merito, secondo il mio punto di vista di spettatore non l’ha fatto, probabilmente lei splende lo stesso, ma di certo non di luce propria.

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Ciccio Mangiò

Scritto da Ciccio Mangiò

Tecnico autodidatta dell'ANAS con tendenze alla critica cinematografica ed alla panza di birra, esperto di tutto, di niente e papà a tempo pieno.

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