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Julieta

JulietaDopo un passato fatto di momenti bui, Julieta insieme al suo compagno Lorenzo è in procinto di trasferirsi in Portogallo, ma un incontro fortuito cambierà improvvisamente la sua prospettiva: Beatriz è infatti una delle più care amiche della figlia Antía, della quale non ha più notizie ormai da anni, da quando è andata via rimproverandole la morte del padre. Questo incontro ha risvegliato in Julieta tutta una serie di ricordi che sembrava aver messo da parte e che inizia a scrivere meticolosamente in un quaderno, ripiombando in quello stato di depressione che aveva superato da tempo, allontanando tutti (compreso Lorenzo), dalla sua vita, tornando con la mente in un passato che l’ha vista felice fra le braccia di Xoan, un umile pescatore con il quale ha costruito una splendida famiglia, prima che la sua tragica fine distruggesse tutto ciò che aveva creato fino a quel momento.

Liberamente tratto dal libro In Fuga di Alice Munro, Julieta doveva rappresentare un vero punto di rottura nella carriera di Pedro Almodóvar, il suo esordio nel mercato americano con un film in inglese dopo tanti anni di corteggiamento: era stata scelta la protagonista (Meryl Streep) e la Sony aveva già comparto i diritti per la distribuzione, ma poi Almodóvar ha preferito fare un passo indietro, la paura di fallire un appuntamento così importante e di deludere il pubblico che lo segue da quasi trent’anni lo hanno riportato lungo la strada che percorre da anni, e forse è stato un bene, perché Julieta è l’ennesimo film esteticamente inappuntabile, bello e commovente che solo la sensibilità profonda del regista spagnolo riesce a regalarci.

Attraverso il ritratto di donne diverse che gravitano intorno ad una madre che insegue il proprio passato, Almodóvar costruisce un dramma incandescente dove domina l’infinito rimpianto e l’incapacità di comunicare: quei flashback che ho sempre mal sopportato donano a Julieta un appassionato tocco di romanticismo (l’incontro sul treno, il tatuaggio), ma ci porta anche al cospetto di amicizie più fuorvianti che sincere, gelosie ed intimi drammi segreti. La componente estetica, da sempre punto di riferimento nel cinema di Almodóvar, forse è meno preponderante rispetto a certe pellicole del passato, ma Julieta è comunque un film molto elegante, dove ogni colore ha la sua importanza: certo i richiami ad opere come Gli abbracci spezzati o Tutto su mia madre sono evidenti, Almodóvar indaga il conflittuale rapporto tra madre e figlia, ognuna con i propri sensi di colpa da una parte e la voglia di cambiare dall’altra, con la prima incapace di essere quella madre di cui una figlia ha bisogno e la seconda a rinfacciarne le mancanze e le colpe. La storia le porterà finalmente ad unirsi ma purtroppo nel modo peggiore che si possa pensare, il destino le punirà tragicamente nell’unico finale plausibile che un film amaro come questo possa raccontare, quello che ci spezza il cuore, quello che ci lascia di fronte ad un solo interrogativo: perché certe persone non sono capaci di perdonare?

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Scritto da Ciccio Mangiò

Ciccio Mangiò

Tecnico autodidatta dell'ANAS con tendenze alla critica cinematografica ed alla panza di birra, esperto di tutto, di niente e papà a tempo pieno.

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Sergio Sylvestre – Sergio Sylvestre

Lo Stato Sociale – Amore, lavoro e altri miti da sfatare