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Mazinga Z Infinity

Perché per noi nati negli anni ’70 Mazinga Z ed il suo “figlioccio” Grande Mazinga sono stati una sorta di rivoluzione.

Ci sono certi film verso i quali un semplice spettatore come il sottoscritto non potrà mai essere obiettivo: Mazinga Z Infinity è uno di questi, e credo che in quanto ad obiettività tutti quelli che come me bazzicano più o meno intorno alla quarantina con il lungometraggio celebrativo firmato Junji Shimizu dovranno alzare bandiera bianca.

Mazinga Z Infinity posterPerché per noi nati negli anni ’70 Mazinga Z ed il suo “figlioccio” Grande Mazinga sono stati una sorta di rivoluzione, l’invasione delle TV private che una volta conquistata la ribalta “a colori” ci ha permesso finalmente di vedere tutto ciò che “mamma” RAI non ci ha mai mostrato, o almeno, mai per intero.

Poi crescendo abbiamo conosciuto l’opera omnia di Gō Nagai e ci siamo resi conto che Mazinga Z non era solo un “mecha” col solito robottone capace di distruggere i cattivi, c’erano riferimenti alla mitologia greca, c’era una forte avversione contro il nazismo e tutte le sue forme, c’erano richiami alle religioni spirituali ed animistiche, messaggi velati contro l’influenza delle macchine all’interno della società moderna, l’invito esplicito di riscoprire il passato per guardare al futuro.

Mazinga Z Infinity

Conosco a memoria la serie, i due lungometraggi rigorosamente anni ’70 che hanno visto Mazinga scontrarsi contro Devilman o battezzare il Grande Mazinga, conosco poco o nulla le nuove versioni del nuovo millennio (Z Mazinger pubblicata solo come anime e Mazinger Edition Z: The Impact! una sorta di crossover con le altre opere di Gō Nagai pubblicato anche come OAV), ma quest’evento cinematografico nato per festeggiare i 45 anni dalla prima messa in onda (siamo quasi coetanei quindi) non lo volevo proprio perdere: peccato che ho dovuto cambiare città, dal momento che la distribuzione della Lucky Red questa volta ha lasciato parecchio a desiderare.

Se siete supergiovani e non avete mai seguito le vicende di Koji Kabuto probabilmente sto parlando arabo, però che strano vederlo definitivamente nei panni di uno scienziato: ma il ritrovamento di misteriose strutture in rovina nei meandri del monte Fuji ha messo in allarme tutto l’Istituto di ricerca di Energia Fotonica, perché rappresentano l’inequivocabile segnale che il famigerato Dottor Inferno sta per tornare. A questo punto per Koji arriva il fatidico momento: tornare o no alla guida del nuovo Mazinga Z? Diventare Dio o demone?

Mazinga Z Infinity

Ciò che ho apprezzato molto di Mazinga Z Infinity è stata la scelta di realizzare un lungometraggio in animazione classica anche a nuovo millennio avanzato, l’immagine è stata curata nei minimi dettagli sempre con l’ausilio del digitale e la scelta di puntare sulla storia piuttosto che sull’impatto visivo ci ha evitato un nuovo “caso” Capitan Harlock, film realizzato nel 2013 sempre dalla Toei Animation con un impatto visivo di devastante bellezza, ma talmente povero di spunti da diventare un flop.

Ovviamente il merito è stato dello sceneggiatore Takahiro Ozawa e della sua fedeltà al plot originale del maestro Gō Nagai. Mazinga Z Infinity è una sorta di gradevole “operazione nostalgia”: è inutile portare i vostri figli a vederlo, non capiranno, è un lungometraggio generazionale e come tale quasi ad uso e consumo esclusivo degli over 35, grazie al quale potranno godersi un bel tuffo nel passato ma rigorosamente ancorato al presente.

Voto: 8.0. (1 voto)
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Scritto da Ciccio Mangiò

Ciccio Mangiò

Tecnico autodidatta dell’ANAS con tendenze alla critica cinematografica ed alla panza di birra, esperto di tutto, di niente e papà a tempo pieno.

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