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Money Monster – L’altra faccia del denaro

Jodie Foster “azzecca” il tema, ma non ha ancora ben compreso le dinamiche da regista.

George Clooney in Money Monster

Money Monster – L’altra faccia del denaro è un film da primo impatto, di quelli da vedere senza ragionarci più di tanto perché altrimenti i difetti vengono fuori numerosi ed inesorabili, fatto di dialoghi, tensioni, denuncia ed attualità, ma con troppa carne al fuoco ed una regista (Jodie Foster) incapace di stare dietro alle svariate implicazioni che la trama suggerisce, nonostante una mano ferma ed una buona ricostruzione dell’ambiente circostante.

Money Monster - locandina

Un analista finanziario esperto, carismatico e sornione che dal suo studio televisivo dispensa consigli su come investire al meglio i propri capitali, un giovane disperato che gli stessi consigli hanno portato alla fame e che s’intrufola nello studio televisivo con le peggiori intenzioni possibili, una regista che sa che non dovrà sbagliare nulla per non far accadere il peggio ed un perfido dirigente (o CEO come ormai amano farsi chiamare quelli fighi) che in questa assurda situazione prova comunque a specularci.

Ma ci sono anche agenti di polizia in cerca della migliore diplomazia possibile, fidanzate disperate quanto incredule, ed un mondo di luci, telecamere e microfoni, che devono continuare a muoversi senza intoppi.

Money Monster
Julia Roberts in Money Monster

I personaggi di Money Monster – L’altra faccia del denaro seppur ben interpretati ci sono sembrati edulcorati e poco sinceri, la redenzione finale del Lee Gates di George Clooney è poco credibile, il giovane disperato col volto di Jack O’Connell in una situazione normale lo avresti messo a faccia per terra in meno di dieci secondi ed anche Julia Roberts ci sembra cercare col suo carisma di mettere una toppa dentro un personaggio palesemente non suo.

Money Monster
George Clooney in Money Monster

Alla fine le cose migliori ce le offrono dei comprimari come Giancarlo Esposito o Dominic West, ma sono personaggi troppo secondari per dare supporto ad una pellicola che pur mantenendo alto il livello dell’interesse dall’inizio alla fine, sembra sfuggita di mano in quelli che sono i suoi momenti cruciali, trattati con troppa superficialità.

Voto: 5.5. (2 voti)
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Scritto da Ciccio Mangiò

Ciccio Mangiò

Tecnico autodidatta dell'ANAS con tendenze alla critica cinematografica ed alla panza di birra, esperto di tutto, di niente e papà a tempo pieno.

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