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Paul Weller – A kind revolution

Gli appassionati forse si ricorderanno quando nel 2004 Paul Weller prese i classici del blues, li destrutturò e li ritrasformò realizzando un album come Studio 150, uno dei migliori a furor di popolo della quarantennale carriera dell’ex leader di Jam e Style Council: da allora, Paul Weller ha proseguito sulla strada del new blues, per dimostrare che certi tipi di musica possono fare da fondamento anche per chi è cresciuto nell’era del post-punk con il mito della cultura mod.

Paul Weller - A kind revolution
Paul Weller – A kind revolution

Eppure, nonostante una prova senza dubbio solida ed inappuntabile dal punto di vista tecnico (Paul ed i suoi suonano da Dio, c’è poco da dire) questo A kind revolution non è riuscito ad entrare nelle nostre corde, così perso dietro questo stile retrò che non decolla mai, così rinchiuso in un mood stereotipato, così perso alla continua ricerca del virtuosismo da dimenticarsi di emozionare: A kind revolution è proprio questo, un disco che non emoziona, non decolla, non colpisce, bello da sentire ma fino ad un certo punto, con le cose migliori relegate alle ballads Long long road e The impossible idea, una bellissima noia mortale, ben costruita e patinata forse, ma che sempre noia rimane.

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Scritto da Ciccio Mangiò

Ciccio Mangiò

Tecnico autodidatta dell’ANAS con tendenze alla critica cinematografica ed alla panza di birra, esperto di tutto, di niente e papà a tempo pieno.

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