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Rock of Ages

Rock of agesEsperto di commedie con il piglio musicale, da ex coreografo di grido, il bravo regista Adam Shankman dopo il successo di Hairspray – Grasso è bello, porta sugli schermi il più apprezzato musical rock di Broadway degli ultimi anni, dal quale ci si aspettava molto e che ha lasciato i puristi un po’ con l’amaro in bocca, mentre di sicuro questa trasposizione sarà stata maggiormente apprezzata dagli amanti dei musical nel vero senso della parola. È la storia di Sherrie, una ragazza di campagna degli anni’ 80 che dall’Oklahoma prende un autobus carica di dischi e speranze in direzione Los Angeles imbattendosi subito nelle difficoltà della grande città: fortunatamente sulla sua strada trova Drew, un’aspirante musicista attualmente barista del mitico Bourbon Room, uno storico locale gestito al meglio dal titolare Dennis Dupree e dalla sua fidata spalla Lonny nonostante il periodo un po’ difficile sia economicamente, sia per la campagna mediatica anti-rock portata avanti dalla bigotta moglie del sindaco Whitmore. Nel frattempo Sherrie e Drew lavorano insieme, si conoscono meglio, si innamorano, vivono degli attimi speciali in attesa del concerto che potrebbe cambiare le sorti del locale, ovvero quello del mitico Stacee Jaxx con i suoi Arsenal, in memoria di un disco di successo registrato proprio al Bourbon Room qualche anno prima: Stacee Jaxx è il prototipo della rockstar decadente di quegli anni, vittima dei suoi stessi eccessi, vegeta tra un concerto e l’altro in mezzo a sesso ed all’alcol servito premurosamente dal suo babbuino Chebbello, seguito come un’ombra dal famelico manager Paul Gill. Tra canzoni ricche di attesa e di speranza arriva finalmente il grande giorno del concerto, che sarà ancora più speciale dal momento che verrà aperto da Drew, nel frattempo Stacee Jaxx è arrivato portando lo scompiglio dietro le quinte, infatti dopo una fugace intervista condita da un’inevitabile sveltina con l’avvenente giornalista Costance Sack, mentre si risistema comodamente le braghe (rigorosamente di pelle e borchiate in punti cruciali) si scontra casualmente con la bella Sherrie accorsa con una bottiglia di scotch in mano a soddisfare le alcoliche richieste della star, Drew che osserva da dietro il palco però fraintende il tutto e dopo essersi esibito con successo lascia la ragazza senza spiegazioni facendosi poi abbindolare dalle false promesse dell’astuto manager Gill. Per Drew raggiungere il successo sarà meno facile del previsto, la crescente richiesta di pop-band da parte dell’industria discografica ed i consigli “spassionati” del manager tendono a fargli modificare radicalmente il suo modo di essere, anche Sherrie non passa un bel momento, dopo aver lasciato il Bourbon Room l’unica cosa che è riuscita a fare è stata quella di sfruttare la sua avvenenza come spogliarellista, ormai pronta a tornare a casa si ritrova casualmente con Drew e chiarito il precedente malinteso partono alla conquista del Bourbon Room dove il ragazzo dovrà aprire un finto concerto di Stacee Jaxx con la sua nuova band pop degli Z-Guys. Il pubblico del locale è però abituato a ben altro e fischia sonoramente Drew e la sua nuova band, ma grazie ancora una volta all’intervento di Sherrie il ragazzo riesce a mandare a quel paese il manager, rimettere in piedi la vecchia band e cantare le sue vecchie canzoni che saranno apprezzate dal pubblico ed anche dallo stesso Stacee Jaxx, che nel frattempo si stava dando da fare in bagno con la bella giornalista: anche le mamme anti-rock sono soltanto un ricordo dal momento che la bella signora Whitmore è stata sgamata come groupie di vecchia data sedotta ed abbandonata dallo stesso Jaxx e per questo in cerca di una fragorosa vendetta. Nel roboante finale Stacee, Drew e Sherrie cantano felici in uno stadio gremito come non mai, ma nonostante tutto questo a chi vi scrive Rock of Ages è sembrato veramente poco rock, anzi mi ha dato l’impressione del “solito” musical che prende il rock come pretesto. Le atmosfere, alcune canzoni, l’abbigliamento ci possono anche stare, la presenza di due idoli pop come Julianne HoughDiego Boneta e dell’icona r’n’b Mary J. Blige un po’ meno, se i sempre bravi Alec Baldwin e Russel Brand si sono calati perfettamente nella parte lo stesso non possiamo dire per Tom Cruise, che pur avendo mostrato ottime doti di trasformismo più che una rockstar tipica anni’ 80 ci è sembrato una macchietta poco interessante. È comunque un film che ha il merito di scorrere con ritmo, nonostante una sceneggiatura povera di spunti e forse un po’ stereotipata, in patria ha comunque sfondato, dalle nostre parti avrebbe forse meritato una ribalta diversa perchè le uscite estive non sempre colpiscono nel segno e lasciano spesso il tempo che trovano: diffidate comunque dai miei giudizi e guardate il film comunque, io purtroppo amo il rock e quando mi trovo al cospetto di un film che ne deve raccontare una storia divento esigente e mi aspetto ben altro, ma chi l’ha visto con me l’ha trovato al contrario molto divertente e corale, e poi è giusto sottolineare che Julianne Hough nonostante sia pop, è proprio una gran bella figliola: da notare che le canzoni sono state cantate per intero dai protagonisti, e nonostante la parte della rockstar non gli sia riuscita più di tanto, non possiamo negare che Tom Cruise canti davvero bene…

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Scritto da Ciccio Mangiò

Ciccio Mangiò

Tecnico autodidatta dell'ANAS con tendenze alla critica cinematografica ed alla panza di birra, esperto di tutto, di niente e papà a tempo pieno.

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