in ,

Suburbicon

Cosa c’è di meglio di una sceneggiatura fermata dai fratelli Coen per tornare dietro la macchina da presa.

Cosa c’è di meglio di una sceneggiatura fermata dai fratelli Coen per tornare dietro la macchina da presa, specie dopo le stroncature del precedente Monuments Men? Peccato però che George Clooney non dirige come i sopracitati Coen, che hanno scritto (e messo da parte) la sceneggiatura di Suburbicon a metà degli anni ’80.

Suburbicon - locandinaL’idea di Clooney è subito chiara: realizzare una pungente black comedy incentrata sul razzismo e sul latente buonismo americano di facciata, che guardi al passato per denunciare il presente. Clooney ovviamente ci riesce in parte, l’humor nero caratterizza la prima parte, veste a pennello i vestiti di buon parte dei protagonisti, da un buon Matt Damon ad un’eccellente Julianne Moore, ma si perde per strada troppo frettolosamente lasciando spazio alla fine ad una pellicola cinicamente tendente al thriller dai toni macabri, alternando una precisa costruzione dei personaggi con una molto più approssimativa della storia, provando a far incontrare due linee narrative diverse, che più che incrociarsi sbattono l’una addosso all’altra, e a risentire di questa “botta” è l’intera pellicola.

 

Suburbicon

Suburbicon è una mielosa cittadina americana di periferia degli anni ’50, con le casine tutte uguali colorate con gli stessi sfiancanti color pastello, nella quale l’arrivo di una famiglia di colore scatena un caos senza precedenti, dentro il quale qualcuno potrebbe approfittarne: di chi è la colpa se qualcuno ti entra in casa?

Dove vuole andare a parare Suburbicon? E’ questa la prima domanda che ti poni dopo una buona parte di visione, è un film che forse vorrebbe parlare di razzismo, ma poi lascia per strada la famiglia di colore per concentrarsi quasi esclusivamente sul pacifico (all’apparenza) Gardner Lodge (Matt Damon) e del suo tentativo di intascarsi i soldi dell’assicurazione e scappare in un paradiso fiscale con la cognata/amante Margaret dopo aver ucciso la moglie Rose (entrambe magneticamente interpretate da una sontuosa Julianne Moore).

Suburbicon

La verità è che Clooney non ha fatto nulla per “svecchiare” una sceneggiatura scritta oltre trent’anni fa, il nemico è lo stesso (il razzismo) ma la rampante America reganiana era razzista per convenienza economica e non per il bigottismo latente che pervade l’America di Trump, contro del quale il regista lancia frecciatine vintage che non scalfiscono nemmeno l’ultimo dei suoi consiglieri.

Salvato dall’ottima prova del cast (abbiamo dimenticato di citare anche un ottimo Oscar Isaac) e da una colonna sonora di sicuro effetto (complimenti a Alexandre Desplat che cresce pellicola dopo pellicola), Clooney ci dimostra ancora una volta che essere l’attore con il più alto tasso di influenza dell’intera Hollywood non fa di te un buon regista a prescindere, può ritenersi fortunato perché riesce a portare sullo schermo storie di sicura efficacia, ma siamo sicuri che anche il più anonimo degli emergenti su Suburbicon avrebbe fatto un lavoro migliore.

No votes yet.
Please wait...

Cosa ne pensi?

0 points
Upvote Downvote

Total votes: 0

Upvotes: 0

Upvotes percentage: 0.000000%

Downvotes: 0

Downvotes percentage: 0.000000%

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caricando…

COMMENTI

The Post

The Post – Trailer Italiano Ufficiale

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni – Trailer Italiano Ufficiale