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The Neon Demon

The Neon DemonJesse, algida e bellissima, è una giovane ragazza con un sogno: sfondare nel mondo della moda. E quando arriva a Los Angeles dal paesello questo sogno sembra svilupparsi immediatamente, la sua bellezza diafana quanto angelica lascia tutti a bocca aperta, sconvolgendo il mondo che la circonda, dalla cinica agente allo stilista più in vista, dall’affettuosa truccatrice alle colleghe improvvisamente soppiantate che non la vedono certo di buon occhio, come se riuscissero ad intuire che Jesse si sta tramutando in qualcosa di spaventoso, come se ci fosse un demone dentro di lei pronta a trasformala.

C’è poco da raccontare su The Neon Demon, perché sinceramente questo film sembra avere un senso soltanto nella truculenta mezz’ora finale, quella che trasforma in gore una pellicola instradata verso tutt’altra direzione nell’ora e passa precedente: ma se volete assistere ad un’esperienza quasi allucinogena fatta di luci sature e colori accesi, allora per voi The Neon Demon diventa un appuntamento imprescindibile, perché nell’era dell’immagine, trovare un regista che sa come farne l’assoluta protagonista come Nicolas Winding Refn, è veramente un colpo di fortuna.

The Neon Demon

Forme, suoni e geometrie lavorano ai fianchi lo spettatore fino a quando il sangue che scorre a fiumi nel finale non lo riporta con i piedi per terra, alla fine si esce dalla sala convinti di aver assistito ad uno spettacolo unico nel suo genere, di non classificabile, per il quale passi una nottata intera a cercare riferimenti e paragoni e ti ritrovi all’alba stanco e pieno di occhiaie senza averne trovata una. The Neon Demon è un esercizio di stile, e poco importa se i dialoghi si rivelano conditi di una retorica assurda e se la storia ha più di una lacuna, perché l’esperienza estetica alla quale ci invita il regista danese prevarica ogni convenzione standardizzata e ci pone al centro di un progetto tanto assurdo quanto affascinante, che trasmette ai nostri occhi splendore e sangue, che ha trovato nella bellezza della giovane Elle Fanning il modo migliore per veicolarsi, un film quasi sensoriale che parafrasando Valerio Mastandrea, non va visto, ma va vissuto, un’opera che sottolinea ancora una volta l’indiscutibile talento di uno dei registi più morbosamente discussi della nuova generazione.

Voto: 4.0. (1 voto)
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Scritto da Ciccio Mangiò

Ciccio Mangiò

Tecnico autodidatta dell'ANAS con tendenze alla critica cinematografica ed alla panza di birra, esperto di tutto, di niente e papà a tempo pieno.

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