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Thor: Ragnarok

Thor: Ragnarok di Taika Waititi nel bene o nel male, vi sconvolgerà.

Arrivati al 17° capitolo del MCU quello che abbiamo capito ormai da tempo è che in casa Marvel tutto di distrugge e tutto si ricrea, una cosa però è certa: che siate amanti del Thor cinematografico senza macchia e senza paura o che preferiate piuttosto il complesso eroe di carta creato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1962, Thor: Ragnarok di Taika Waititi nel bene o nel male, vi sconvolgerà.

Thor: Ragnarok locandinaIl Ragnarok, ovvero la caduta degli Dei, ultimamente sembra diventato un pensiero fisso di Thor (Chris Hemsworth), ecco perché dopo aver obbligato il fratellastro Loki (Tom Hiddleston) a seguirlo, il Dio del Tuono raggiunge sulla Terra il Doctor Strange (Benedict Cumberbatch) il cui potere permetterà ai due di portarsi al cospetto di Odino (Anthony Hopkins), che a sua volta, consapevole di non aver più molto da vivere, aggiorna i figli sul prossimo incombente pericolo: la primogenita Hela (Cate Blanchett), che una volta su Asgard, avrebbe avuto il potere per distruggere i nove regni.

Detto, fatto: Hela si palesa al cospetto dei fratellini, distrugge il martello di Thor, ed approfittando di una mossa avventata di Loki, s’imbarca sul bifrost non prima però di averli spediti nel lontano pianeta di Sakaar.

Thor: Ragnarok
Thor (Chris Hemsworth) in Thor: Ragnarok.

Per gli asgardiani adesso sono cazzi amari perché Hela più malintenzionata che mai, dopo aver resuscitato il vecchio esercito ed assoggettato al suo voler il nuovo guardiano Skurge (Karl Urban), inizia ad uccidere chiunque intralci il suo cammino, ed al povero redivivo Heimdall (Idris Elba) non rimane che organizzare una sorta di resistenza riunendo il suo popolo in montagna.

Nel frattempo su Sakaar al nostro Thor tocca reinventarsi gladiatore, perché al vanesio “antico” Gran Maestro (Jeff Goldblum) piace vedere lottare fra di loro quelle che lui considera “forme di vita inferiori”: che sorpresa nel trovarsi di fronte il “collega” Hulk (Mark Ruffalo)!

Lo scontro, oltre a rappresentare una delle cose migliori di Thor: Ragnarok, ci dice che fra i due (che non si sono mai “piaciuti”), può nascere l’intesa che li porterà dopo un “chiarimento verbale” a formare il neo-gruppo dei Revengers assieme a Loki e Valchiria (asgardiana rinnegata al servizio del Gran Maestro), e spostarsi su Asgard e combattere la temibile Hela.

Thor: Ragnarok
Loki (Tom Hiddleston) in Thor: Ragnarok.

Il MCU si sta avvicinando allo spazio, la dimensione naturale del prossimo attesissimo crossover Infinity War: ma nello stesso spazio si muovono anche i Guardiani della Galassia (2), saga alla quale il regista Taika Waititi si è molto avvicinato nell’impostare Thor: Ragnarok e con la quale concettualmente prova a trovare un punto di contatto, dal momento che si andranno ad incrociare in quell’Infinity War precedentemente citato.

Ma Thor: Ragnarok non ci si avvicina solo in ambientazioni e concetti ma anche per quella sorta di ironia di fondo che spesso sfocia in momenti di comicità pura, cosa inimmaginabile fino a poco tempo pensando alla saga del Dio del Tuono.

Diventato famoso nel circuito indipendente per le sue commedie fuori dagli schemi, il regista e sceneggiatore neozelandese Taika Waititi, scelto a sorpresa per dirigere la terza pellicola del Dio del Tuono, ha re-interpretato a modo suo il concetto di Ragnarok, perché se dopo una fine c’è sempre un nuovo inizio, allora anche Thor può intraprendere un cammino diverso.

Ed il suo Thor lo fa stravolgendo totalmente la propria immagine (compresa quella estetica), presentandosi ai nostri occhi come un eroe del tutto nuovo, qualcosa di mai visto non solo al cinema, ma anche durante la sua lunghissima carriera fumettistica. Waititi ha candidamente ammesso che per il mondo Marvel lui sarà ne’ più ne’ meno che una comparsa, ma che avrebbe voluto comunque lasciare un segno, per questo ha quasi rinnegato i primi due capitoli prendendo ispirazione piuttosto da action-comedy anni’80 come Grosso guaio a Chinatown o 48 ore.

Thor: Ragnarok
Hela (Cate Blanchett) in Thor: Ragnarok.

Da marvelliano di vecchia data ammetto che questo cambio di registro mi ha spiazzato un po’, così come mi ha lasciato alquanto interdetto il tentativo di fondere in un’unica pellicola ben tre saghe fumettistiche come Dio del Tuono, Ragnarok e Planet Hulk così concettualmente diverse l’una dall’altra: il risultato finale però è maledettamente affascinante, Thor: Ragnarok è un opera che si muove sulle proprie gambe, ricca di azione, scene epiche e colpi di scena, dove forse l’umorismo calca un po’ troppo la mano, ma che ci mostra qualcosa di fresco in un mondo cinematografico dove il rischio della standardizzazione è da scongiurare come il risveglio di Hela.

Giusto poi sottolineare come siano stati ben impostati i nuovi personaggi, dall’ironia del Gran Maestro e di Skurge al magnetico fascino di Hela fino all’esuberanza della Valchiria di Tessa Thompson, che non si fa dispiacere affatto nel ruolo pur non essendo la tipica bellezza norrena che i fumetti ci hanno mostrato per anni.

Non riesco a criticare negativamente a prescindere Thor: Ragnarok solo per il fatto che si discosta nettamente dalla vera essenza del Dio del Tuono, la Marvel ci ha ormai abituati a stravolgere nettamente i propri personaggi nei film ed ha creato con l’MCU una timeline tutta sua all’interno della quale il film di Taika Waititi riesce a brillare di luce propria, c’è qualche forzatura di troppo questo è certo, ma se il compito dei supereroi al cinema è quello di non prendersi troppo sul serio, allora Thor: Ragnarok lo svolge alla perfezione.

Probabilmente senza questi continui cambi di rotta l’universo cinematografico targato Marvel ci avrebbe già stufato da tempo, mentre alla fine (scene post-credits comprese) delle due ore e dieci esplosive di Thor: Ragnarok ti chiedi semplicemente: “e adesso, quando esce il prossimo?”

Voto: 8.5. (2 voti)
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Scritto da Ciccio Mangiò

Ciccio Mangiò

Tecnico autodidatta dell’ANAS con tendenze alla critica cinematografica ed alla panza di birra, esperto di tutto, di niente e papà a tempo pieno.

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