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USS Indianapolis

USS IndianapolisCon la scusa di riportare a galla uno degli episodi più oscuri della storia americana legata alla seconda guerra mondiale, il redivivo Mario Van Peebles con USS Indianapolis ci porta al cospetto di un disaster-movie bello e buono, anacronistico nei modi e nella presentazione, un film che nel suo insieme ci porta indietro di almeno vent’anni, quando il regista di Posse era al top della carriera.

USS Indianapolis è il nome di un incrociatore pesante della marina americana che durante la seconda guerra mondiale la faceva da padrona nei mari del Pacifico, grazie ad una buona velocità di crociera ed all’innata abilità del capitano Charles McVay (Nicolas Cage): è per questo motivo che la USS Indianapolis è stata scelta per la missione top-secret di trasportare la prima bomba atomica Little Boy verso l’isola di Tinian, senza scorta e senza protezione, come prevede il protocollo in caso di missioni segretessime. Ma durante il viaggio di ritorno, di passaggio nel Mar delle Filippine, un sottomarino giapponese completa l’opera a colpi di siluro, affondando in men che non si dica la USS Indianapolis e trecento dei suoi componenti, e lasciando in balia degli squali gli altri ottocento, capitano compreso: per mantenere il segreto il governo americano si vede costretto a “rinunciare” ai soccorsi, lasciando i sopravvissuti dell’equipaggio per cinque lunghissimi giorni alle prese con squali famelici, fame, sete, caldo e disidratazione, fino a quando notati quasi per sbaglio da un aereo, gli ultimi trecento sopravvissuti vengono tratti in salvo quasi controvoglia, ed il capitano McVay addirittura incriminato e processato al fine di addossare su di lui le colpe della marina americana. USS Indianapolis

Presentato al pubblico italiano come uno dei nuovi kolossal americani, ma arrivato in realtà dieci mesi dopo l’uscita ufficiale in patria, USS Indianapolis è un film che avrebbe avuto un senso qualche decennio fa, quando questo genere di pellicole tiravano la carretta in quel di Hollywood ed i registi iniziavano a sperimentare quel tipo di effetti speciali e di CGI che oggi fanno da padroni: perché oltre ad essere un film “vecchio” per concezione, USS Indianapolis lo è anche dal punto di vista visivo, le inquadrature da vecchio b-movie degli anni ’80, dialoghi intrisi di frasi fatte e vecchi slogan, scene spudoratamente scopiazzate da riconoscibilissimi cult, da Lo Squalo fino a Titanic, anche se l’impressione per lunghi tratti è stata quella di vedere un prequel meno trash della saga di Sharknado.

USS Indianapolis

E quando Van Peebles riesce nonostante tutto a quadrare questo mix di delusioni consegnandogli un ritmo considerevole, ecco che ti rendi conto che anche il cast sembrava farsi i cazzi propri per buoni ¾ della pellicola, un unicum di mezze comparse svogliate capitanate da un Nicolas Cage bloccato ed impettito, talmente freddo e razionale da sembrare quasi fuori dal personaggio, nonostante un certo nesso logico nel finale che non sto qui a spoilerare. USS Indianapolis è quindi un film d’altri tempi e non solo perché ci riporta indietro alla seconda guerra mondiale, ma perché ci riporta al cospetto di un tipo di cinema che nel nuovo millennio non ha più senso, studiato, pensato e realizzato senza correlarsi col presente, cinema d’estate insomma, e nemmeno dei migliori.

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Scritto da Ciccio Mangiò

Ciccio Mangiò

Tecnico autodidatta dell'ANAS con tendenze alla critica cinematografica ed alla panza di birra, esperto di tutto, di niente e papà a tempo pieno.

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